Rassegna storica del Risorgimento

DZUNKOVSKIJ STEPAN STEPANOVIC
anno <1989>   pagina <192>
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Angelo Tamborra
dunque, scopertamente conservatrice e, anzi, reazionaria, che contraddice non poco l'opera di elevazione dei poveri, dei diseredati spiegata da Dzunkovskij nelle periferie parigine.
Infine, quanto a ceto dirigente in condizione di offrire molte chances per il ritorno della Russia all'unità con Roma, vi è soprattutto la diplo­mazia. I motivi che fanno sperare in essa sono la finesse et l'habilité traditionnelles de cette diplomatie qui pourra discerner facilement de quel coté se trouve la vérité, et aidera à trouver les moyens d'exécuter le retour de la Russie au catholicisme, sans secousses et sans danger pour la position du gouvernement vis-a-vis du peuple et du clergé, et de l'Empire russe vis-a-vis du Pape . A questo si aggiunga l'horméteté et la conscience personnelle de ses diplomates , non pochi dei quali sono o sono stati cattolici o hanno sposato des catholiques pieuses .32>
Nell'insieme, dunque, una visione ottimistica, propria di chi si è staccato dalla Russia da oltre un decennio, ha vissuto per tutto questo periodo nel rigore della formazione gesuitica e, fuori dalla realtà, si fa trascinare sull'onda portante dell'aspirazione entusiastica.
Dzunkovskij diede anche vita a un Bulletin du zète et de la charité che usciva in modo irregolare, con vari argomenti monografici se uno è dedicato alla banlieue parigina, un altro al Papato ecc. Grazie alla cono­scenza di sei lingue europee che parlava e scriveva correntemente, egli era in condizione di seguire le pubblicazioni più varie e di essere ampia­mente informato. Di qui, in oltre trecento articoli, la vastità degli interessi che spaziavano dalla teologia alla morale, alla filosofia, dalla geologia all'astronomia per giungere alla nuova scienza, la cosiddetta statìstica. Nulla gli è estraneo, rivelandosi un poligrafo consumato, naturalmente a scapito dell'approfondimento.
Improvvisamente, nonostante i vasti consensi e le indubbie soddisfa­zioni morali, Dzunkovskij abbandona tutto opere caritative e di apo­stolato ed anche la vasta attività pubblicistica: ai primi del 1854 egli lascia Parigi e parte per Roma.
Quali i motivi di una decisione così drastica ed immediata? Non c'è dubbio che l'attività pubblicistica che si affiancava a quella pastorale e religiosa, condotte con ritmi incalzanti, senza respiro, dopo due anni dovevano averlo letteralmente stroncato. Di più, lui che veniva da seri studi filosofici alla scuola prestigiosa di uno Schelling e poi dei Gesuiti, deve averne sentito tutta la vacuità e inconsistenza.
Questo, tuttavia, non può bastare e la spiegazione più plausibile è un'altra: Dzunkovskdj, sempre rimasto fortemente legato alla patria lon­tana, non sopportava il clima acceso di crociata politica, religiosa oltre che militare, instauratosi nella Francia del Terzo Napoleone durante la crisi d'Oriente del 1853-56.
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La crisi d'Oriente che ebbe il suo epilogo militare nella guerra di Crimea e diplomatico con il Congresso di Parigi del 1856, sin dall'inizio ebbe a presentare una singolare commistione di sacro e di profano, di
32) M, voi. 130, pp. 141-146, 20 ottobre 1853.