Rassegna storica del Risorgimento

DZUNKOVSKIJ STEPAN STEPANOVIC
anno <1989>   pagina <201>
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Stepan S. Dzunkovskij 201
stati essi, sous prétext de leur catholicité a invadere i territori orientali. Più obbiettiva ed equanime è la risposta dello scrittore gesuita il quale, pur rivendicando alla Chiesa cattolica il possesso dei Luoghi Santi, riconosce che dai primi del Seicento in poi l'histoire des Lieux Saints n'est plus qu'une suite d'usurpations contìnuelles, faites pour ainsi dire pied à pied, par les Grecs et les Armeniens... .
Come si vede da questo confronto puntuale di due testi cosi indi­cativi rispetto alle posizioni in certo modo ufficiali di Roma e di Mosca, la polemica messa in moto dalle Litterae ad Orìentales di Pio IX del 1848 non lascia neppure uno spiraglio ad una discussione costruttiva. Murav'év riconosce nelle conclusioni che Rome semble désirer ardemment la réu-nion des deux Églises . Ma sino a quando essa sottolinea egli con forza malgré tous ses erreurs, s'obstinera à proclamer qu'il n'y a de salut qu'à l'abri de son patriarcat, sa soeur d'Orient pénétrée du sentiment de sa propre orthodoxie ne cesserà de pleurer sur un endur-cissement si funeste ni cesserà de prier humblement le Pére des lumières, afin que... il l'éclaire et réunisse en une seule famille toute l'Église catholique, rachetée par le sang de son fils unique.
Analogamente senza mezzi termini è la conclusione del p. Taparelli d'Azeglio che auspica l'avvento del giorno che vedrà la fine dello scisma funesto, con l'inizio di un'era nuova per la Chiesa e per il mondo, ma parla sempre di pontefice supremo , cioè della rivendicazione di un primato di giurisdizione che da secoli è respinto dalla Chiesa ortodossa.
Malgrado questa polemica a distanza, pubblicistica, fra le due Chiese, ormai esse avevano avviato una discussione dottrinale, teologica, rituale e disciplinare: i problemi posti vigorosamente sul tappeto non potranno più. essere ignorati o, peggio, elusi; l'esigenza di conoscere a fondo gli Orientali separati diverrà sempre più sentita, da tutti, al vertice della gerarchia come dal clero e da altri ordini religiosi.
La polemica, diretta anche se inconsapevole, fra la Sede Apostolica Romana ed il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa, rappresentava dunque, in ogni caso, un fatto positivo. Ma l'aspetto dottrinale e teologico di questi contatti e contrasti continua a rimanere condizionato da una situazione politica di tensione, anzi di rottura, che si ammanta di motivi ideologici e religiosi. Intorno alla crisi d'Oriente, infatti (che si è aperta, è bene sempre tenere presente, sul contrasto occasionale per la protezione dei Luoghi Santi, disputata tra la Russia ortodossa e la Francia cattolica), tutto un tempestoso vento di propaganda ufficiale, ufficiosa o di comune pubblica opinione tende a contrapporre l'Oriente ortodosso che ha come centro la Russia zarista ad un Occidente cattolico che vede il suo profeta armato nell'Imperatore dei Francesi.
Di fronte agl'iniziativa della Russia zarista, ohe da Pietro il Grande, e dalla sua campagna del Prut del 1711 in poi, è oggetto di diffuse preoccupa­zioni europee, una reazione unanime accomuna uomini politici ed esponenti della vita culturale, laici ed ecclesiastici. Proprio in questo torno di tempo quel concetto di Oriente che si contrappone ad un Occidente a cultura latino-germanica e di religione cattolica o riformata, si viene mutando nelle