Rassegna storica del Risorgimento
DZUNKOVSKIJ STEPAN STEPANOVIC
anno
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1989
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pagina
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207
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Stepan S. Dzunkovskij 207
il significato sublime della preghiera e a proposito dei sacramenti il loro senso misterioso e profondo; dopo aver respinto il dogma dell'Immacolata Concezione dell'8 dicembre 1854, Chornjakov fa carico al romanismo evidentemente da lui colto solo nelle manifestazioni esteriori della Chiesa di essere troppo intinto di politica, di questioni terrene, de mouvements populaires, de querelles ou des alliances avec les cabinets ; pas un mot, pas un acte qui porte le cachet de la vie spirituelle qui est la vie de l'Église . Con questo il pensatore russo mette il dito su una delle differenze non di dogma, ma del modo di concepire il rapporto fra la Chiesa e la società, che rappresenta un aspetto sostanziale e che già era saltato agli occhi di uomini come lo stesso Caadev: questi non aveva esitato ad esaltare proprio la socialità della Chiesa cattolica, questo suo sporcarsi le mani nella vicenda storica, come dirà più tardi lo stesso VI. Solov'jev.
Tuttavia, al di là delle divergenze (sottolineate fra l'altro dalla risposta dei Patriarchi orientali alle Litterae ad Orientales di Pio IX del 6 gennaio 1848, emessa du fond de la prison où l'islamisme retient les chrétiens de l'Orient); al di là del sangue versato in Oriente e degli odi messi in moto dalla guerra, per Chornjakov più che mai si impone il ritorno al cristianesimo primitivo che è quello custodito dalla Chiesa d'Oriente. E intatta rimane l'esortazione della Chiesa di Cristo: aimons nous les uns les autres pour pouvoir, d'un accord unanime, contesser le Pére, le Fils et le Saint Esprit.
Una conclusione, dunque, in chiave irenica ed ecumenica, condotta in tono elevato, proprio per segnare un netto distacco rispetto a quello usato dall'Arcivescovo di Parigi. Ma, ovviamente, Chornjakov non dice come, per quali vie possa essere superato, in vista dell'unità della Chiesa, quel diaframma fondamentale rappresentato dalla condizione di subordinazione o quanto meno di intimo legame con lo Stato da parte della Chiesa ortodossa russa e delle altre Chiese d'Oriente. Questo è il vero temporalismo che viene invece rimproverato alla Chiesa di Roma, la quale proprio per essersi contrapposta per secoli allo Stato nelle sue varie forme e incarnazioni, è riuscita a salvaguardare la propria fondamentale condizione di libertà e, insieme, quella degli stessi individui.
La crisi d'Oriente del 1853-56, prima che uno schieramento diplomatico e militare, o accanto ad esso, ha dunque sollecitato ed esasperato prese di posizione dure, cattoliche ed ortodosse, intorno a cui la stessa polemica ideologica fra Oriente russo e Occidente europeo ha finito per fare perno. Quella che ne ha sofferto è stata, come sempre, l'unità religiosa, cristiana; ed è veramente significativo che lotta armata e polemica 5deologico-rel igiosa non siano riuscite a scalfirne, nelle coscienze, il suo senso più profondo e più vero.
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Stepan Dzunkovskij, dunque, non sopporta quel clima di contrapposizione fideistica fra l'Occidente cattolico e l'Oriente ortodosso che si è instaurato in terra di Francia, quei toni da crociata che dall'opinione