Rassegna storica del Risorgimento
DZUNKOVSKIJ STEPAN STEPANOVIC
anno
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1989
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pagina
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215
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Stepan Dzunkovskij 215
Volja (Terra e Libertà). Egli già aveva conosciuto Dzunkovskij a Londra nel 1860 e 1861, quando questi vi si recò per acquistare dei caratteri in slavo ecclesiastico per la sua tipografia in Norvegia, dove intendeva stampare testi degli Starovjeri o Vecchi Credenti; ma tali caratteri tipografici giunsero a destinazione solo dopo che Dzunkovskij aveva abbandonato la Missione Polo Artico.
Herzen, dopo aver registrato prontamente nella primavera del 1866 che Dzunkovskij rientrato di nuovo alla fede russa, è stato ricevuto a Pietroburgo a braccia aperte, un anno più tardi scriveva con pesante ironia allo slavofilo I. S. Aksakov, da Nizza, il 6 aprile 1867: Per noi non c'è alcuna porta posteriore alla quale bussano i peccatori pentiti, da far entrare sia pure di soppiatto, doppi rinnegati e traditori, come quel-rinsignificante, abbietto Dzunkovskij, il cui prodigioso passaggio nell'ortodossia... riempie dì profumo tutti gli spiriti devoti a Mosca e a Pietroburgo s.65) Ma Herzen era l'ultimo che potesse capire il dramma spirituale e religioso di Dzunkovskij.
Naturalmente, per la vasta risonanza che il suo ritorno alla Chiesa ortodossa aveva avuto in Europa, questi doveva pur dare una spiegazione. Lo fa con quella che egli stesso definisce Apologia prò vita mea ; la Lettre pastorale d'adieu, du premier et ancien Préfet apostolique des Régions arctiques, adressée au et erge et aux fidèles de cette jurisdiction, et Ency-clìque à ses aneiens collègues dans la jurisdiction episcopale: les Patriar-ches, Métropolitains, Archevéques, Evèqties, Délegats, Vìcaires et Prefets apostoliques, qui reconnaissent la souveraineté spirituelle de VÉglise romaine.
Tale singolare documento Donne à Paris 12/24 mars de l'année du Seigneur 1866, de l'apostasie de Rome (866) la millième in realtà vide la luce a Pietroburgo, dopo aver avuto il permesso dal censore, rarchimandrita 'Efrem'; fu stampata per i tipi della Tipografia militare nelle edizioni dello Stato Maggiore, quella stessa che stampava il periodico Russkij Invaila, su cui a partire dall'ottobre 1866 Dzunkovskij pubblicherà le sue memorie circa la sua esperienza di sette anni fra i Gesuiti (vedi sopra).
Questa Enciclica non è dunque un atto privato, ma una apologia, come egli la chiama, pubblica ed ufficiale, di tutto il tormentato percorso religioso lungo l'arco di una intera esistenza, da Pietroburgo a Roma e ritorno, con tappa fondamentale al Polo Artico . Tutto il tono dello scritto è chiaramente polemico e pone come punto d'inizio del suo distacco da Roma il fatto che i suoi projets de réforme della Chiesa cattolica non avevano ottenuto credito da parte di Pio IX e della Curia romana (p. 11). Il suo distacco, abbiamo visto, si consuma fra il 1861 e il 1866, malgrado l'impegno lutto cattolico e missionario, di collaborazione
ésj A. I. HERZEN, Sobranle soóinenii, Mosca, 1963 voi. XVII, p. 178, Herzen a V, I. Kelciev, 19 marzo-7 settembre 1861; voi. XViIIII, p. 180, Herzen a S. Tchorzevskij, Montreaux 23 marzo-li aprile -1866; voi. XIX, Mosca, 1960, p. 255, Herzen a I. S. Aksakov, Nizza 6 aprile 1867.