Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI STORIA 1848; PALADINO GIUSEPPE; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1989>   pagina <218>
immagine non disponibile

218
Luigi Parente
Proveniente, come tutta la sua generazione del resto, dal magistero universitario di Michelangelo Schipa, percorse anch'egli il cammino con­sueto per uno studioso di quegli anni, partendo dalle impegnative valo­rizzazioni del movimento valdesiano di Napoli e del pensiero politico del Cinquecento, in particolare i trattati e gli opuscoli di Tristano Caracciolo, cui rimase peraltro legato per il resto della sua vita, per dedicarsi esclu­sivamente, all'indomani della grande guerra, all'analisi politica dell'Otto­cento meridionale sotto Ferdinando II. Imparato quindi il mestiere dallo Sohipa, gran nume dell'erudizione storica tra fine Ottocento-princìpi Novecento, cominciò a frequentare le sale dell'Archivio di Stato di Napoli, facendo poi le prime esperienze di ricerca in un centro di grossa conden­sazione culturale e di dibattito scientifico, come la Società napoletana di storia patria, iniziando con collaborazioni all'organo di questo sodalizio, il (prestigioso Archivio storico per le province napoletane. Che cosa abbia rappresentato questo istituto fondato nel dicembre 1875 per iniziativa di G. Fortunato, E. Cenni, V. Fornari e A. Salandra nella storiografia italiana e quale contributo significativo abbia dato all'avanzata degli studi del pensiero storico medievale e moderno, non solo di area meridionale, è tato già esaurientemente sottolineato a suo tempo da Giuseppe Galasso.2)
Entro questi due poli di discussione, Università da una parte e Società napoletana di storia patria dall'altra, si muoverà tutta la generazione a cui appartiene il Paladino, e di tale formativo tirocinio metodologico risentiranno variamente i singoli studiosi e ne saranno al tempo stesso segnati i loro risultati critici.
Di contro però al comune itinerario dei suoi coetanei come ad esempio è il caso di N. Cortese, F. Nicolini ed altri ancora , una diversa peculiarità caratterizza la biografia culturale dello storico lucano: la non appartenenza all'indirizzo storiografico crociano, e di conseguenza il suo non rientrare nella posizione etico-politica della storia, quale era appunto sintetizzata nella Storia del Regno di Napoli del Croce, uscita nel 1925.
La sua concezione ideale e politica si richiama invece al meridionalismo del conterraneo Giustino Fortunato, patriarca di questi studi, e su questo fronte la sua voce è da affiancare a quella di un Romolo Caggese, Raffaele Ciasca, Romualdo Trifone, i quali nella lezione del teorico liberale delle due Italie, trovavano meglio rappresentata la realtà sociale ed econo­mica del Mezzogiorno.3) Anche se, per la verità, il suo punto d'osservazione rimane, contrariamente al gruppo precedente, polarizzato sui problemi della città-capitale.
Alla maniera stessa del Fortunato, cui dedicò il poderoso e contestato Quindici maggio del 1848 in Napoli (1920), Giuseppe Paladino intendeva difendere la causa della verità sull'età borbonica, che riteneva inficiata

2) G. GALASSO, Croce, Gramsci ed altri storici, Milano, 19782, p. 300.
3) Cfr. G. GALASSO, // Mezzogiorno nella storia d'Italia, Firenze, 1977, per quanto riguarda specificamente l'opera storiografica di G. Fortunato', L. PARENTE, Giustino Fortunato storico del Risorgimento, in Rassegna storica del Risorgimento. 1976, pp. 422-440.