Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI STORIA 1848; PALADINO GIUSEPPE; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1989>   pagina <220>
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Luigi Parente
storiografiche e culturali e incorse nell'accusa di sottile, larvato borbo-nismo postumo.7)
Dalla illusione à la Ranke di poter leggere la realtà eigentlich gewesen alla iperfeticizzazione del documento il passo è breve, e in questa opzione un ruolo determinante l'avrà proprio il metodo storico di Alessandro Luzio, che nella esigenza di riesaminare un altro nodo controverso della storia del nostro Risorgimento, i rapporti tra mondo austriaco e movi­mento liberale, finiva però col rimanere all'interno della tendenziosa e faziosa (polemica moderata (Gramsci).8)
Se la componente dei seguaci dell'indiarizzo della filologia pura era nel giusto quando sosteneva con convinzione che non si potesse fare una storia appena accettabile dell'Unità italiana senza prima aver fatto ricerche sistematiche in archivi pubblici e privati, nazionali e stranieri, nella sua applicazione pratica poi, essa si rivelava schiava del documentarismo più gretto, e di conseguenza del tutto chiusa ad una considerazione del contesto necessaria a tale tipo di analisi. Di più, pesava nel Paladino sia l'estraneità alla problematica filosofica contemporanea che alla cultura del tempo, dei quali limiti risultava sostanziato infine il suo discorso analitico. L'ideale dello storico scriveva nel suo manifesto lo stesso Luzio è un buon Presidente di Corte d'Assise, che pienamente informato degli atti sappia dirigere imparzialmente il dibattito: con abili interrogatori e contestazioni ad imputati e testi, con un lucido riassunto finale delle risultanze di fatto, dei migliori argomenti di accusa e difesa, ecc. Natural­mente egli deve avere una sua convinzione, e discretamente enunciarla, per guida del Giury (il pubblico, nel caso nostro). Questo accetterà o no col suo verdetto l'opinione dello storico, ma non gli negherà mai fiducia se sapra, cattivarsela con la sua spassionatezza veridica, con la sua illu­minata, equilibrata parola .9)
Ma in questa comparsa giudiziaria il desiderio di -fungere da presi­dente super partes durava poco, dal momento che questa tendenza si identificava invece quasi senza mezzi termini con la funzione del pubblico ministero, o la parte civile, o addirittura più spesso diveniva l'avvocato difensore di ogni questione storica.
Giuseppe Paladino non esita a tirare tutte le conseguenze del suo filologismo così impostato, e da qui la memorabile polemica con Adolfo Omodeo, il portavoce, per così dire, dell'idealismo crociano in questo campo di studi, che fu ospitata sulle colonne della rivista fiorentina Civiltà moderna, nel corso del biennio 1930-31.
E stato già accennato a questo violento scontro di opposte posizioni nella vasta relazione introduttiva di Alfonso Scirocco,10) ma crediamo valga
7) N. RAMAGLI, op. cit., p. 27.
8) (Interessanti annotazioni sull'uso politico del filologismo puro del Luzio sono in A. GRAMSCI, Quaderni del carcere, a cura di V. Gerratana, Torino, 1975, p. 2071 sgg.
5) Citazione da W. MATURI, op. clt., p. 435.
lò) A. SCIROCCO, Giuseppe Paladino e la storiografia del Risorgimento, in Studi storici meridionali, 1986, pp. 343-362.