Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI STORIA 1848; PALADINO GIUSEPPE; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1989>   pagina <221>
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G. Paladino storico del 1848 napoletano 221
ancora la pena di aggiungere qualche parola, a motivo del significato che essa assume nella biografia scientifica e umana delio storico lucano.
Civiltà moderna diretta da Ernesto Codignola fu una rivista di vivace dibattito letterario e storico degli anni Trenta, nella quale confluirono intellettuali e critici di diverse tendenze politiche, storici come A. Momi­gliano e G. Falco fino a R. Mondolfo e A. Baratono, accomunati tutti dal bisogno di confrontarsi con i problemi della realtà culturale contempo­ranea, e come tale questa importante testata andrebbe fatta oggetto d'atten­zione analitica.
Omodeo aveva è risaputo un carattere difficile, oltre ad essere un critico inflessibile di quanto potesse apparire anche lontanamente in antitesi alla tradizione liberal-unitaria del Risorgimento, e proprio questa sua visione etico-religioso-civile della storia della nostra recente Unità lo portò a posizioni oltranziste, e qualche volta infondate, come avvenne, ad esem­pio, nei confronti del postumo Risorgimento senza eroi (Torino, 1926) di P. Gobetti, stroncato ferocemente per la sua critica al liberalismo italiano.
Anche nell'impianto metodologico del Paladino egli riconosceva una espressione non condivisibile della linea revanscista-borbonica, proprio quindi della corrente deirAntirisorgimento, e per tale motivo lo combatté, con la stessa forza con la quale rintuzzò i vari rigurgiti sabaudisti dei F. Salata e compagni o il nazionalismo fascista di F. Ercole.
Era accaduto infatti che scrivendo ih particolare della setta dei Figlioli della Giovane Italia , fondata dal calabrese Benedetto Musolino, e del processo seguito alla scoperta di quella dell'Unità Italiana poi (Il processo per la setta l' Unità italiana e la reazione borbonica dopo il '48, Firenze, 1928), il Paladino riconoscesse nella seconda, contrariamente al nome, una posizione federalistica, e per di più negasse che il fondatore della stessa fosse stato Silvio Spaventa, dal momento che le carte ufficiali non facevano cenno del patriota liberale. Della forzatura nel modo d'inter­pretazione dei documenti da parte del Paladino ha parlato anche Giuseppe Berti quando si interessò del passaggio dal mondo carbonico alla demo­crazia meridionale, nel suo I democratici e l'iniziativa meridionale nel Risorgimento (Milano, 1962), il quale non ha potuto che confermare così le obiezioni avanzate a suo tempo dall'Omodeo.11)
Forte della profonda conoscenza del milieu liberale meridionale (L. Settembrini, S. Spaventa, C. Poerio, ecc.) e con altrettanta vivacità critica, lo storico di Cavour sottolineava le tendenze sottilmente borbo-nizzanti dei lavori paladiniani sul mondo settario e le relative contrad­dizioni, derivanti da un'esclusiva considerazione dei documenti di polizia borbonica,12* E da qui una grottesca altalena secondo lui della riabilitazione dell'opera di Ferdinando II, osannato e glorificato per le sue aperture politiche nel Quindici maggio, trattato in seguito alla stregua del peggiore sovrano assoluto per le reazioni post-quarantottesche. Dalla
") TI Berti è rimasto purtroppo vittima dello stesso errore imputato al Paladino nell'esasperata ricerca di ogni minima posizione democratica del mondo politico meri­dionale della prima metà del XIX secolo. Al riguardo cfr. le fondate precisazioni di F. DELLA PERUTA, Mazzini e i rivoluzionari italiani* Il Partito d'Azione 1830-1845, Milano, 1974, passim, particolarmente pp. 143-144.
12) A. OMODEO, Difesa del Risorgimento, Torino, 19522, p. 558 sgg.