Rassegna storica del Risorgimento
NAPOLI STORIA 1848; PALADINO GIUSEPPE; STORIOGRAFIA ITALIA
anno
<
1989
>
pagina
<
223
>
G. Paladino storico del 1848 napoletano 223
politico-amministrativo della situazione del Regno delle Due Sicilie, e su questo è centrata la sua analisi.
La rivoluzione napoletana nel 1848 è essenzialmente detto in breve un lavoro di sintesi felicemente riuscito, di carattere divulgativo, conforme al piano della Biblioteca patriottica di Vallardi, la collana che l'ha inserita nei suoi titoli. Con il recupero della vastissima, e talvolta emarginata letteratura, dal punto di vista liberal-unitario, l'A. in sette capitoli si sofferma sul Regno prima del '48, trattando poi delle cospirazioni e rivolte, dei governi costituzionali Serracapriola-Bozzelli e Trova, i fatti del 15 maggio, per concludere in ultimo sulla furibonda reazione di quell'anno.
Due sono le novità principali del saggio esaminato. Da una parte l'utilizzo, insieme agli storici e cronisti di parte liberale, di scrittori di pura tendenza borbonica, tipo F. Durelli, M. Farnerari, G. Pagano, ecc., con un metodo che rimase una costante della sua produzione critica, e che non -poco avrebbe nociuto, come vedremo, all'impostazione del suo successivo lavoro analitico. E su questo tema tornava in occasione del XX Congresso della Società Nazionale per la Storia del Risorgimento, con la comunicazione Uso e valore degli storici sincroni per la ricostruzione delle vicende degli ultimi re borbonici di Napoli, del maggio 1932, laddove rivendicava pienamente la necessità di dare spazio anche alla storiografia reazionaria, cosa che aveva già cominciato a fare nel suo Quindici maggio.
Se ci aspettassimo delle motivazioni critiche originali come sarebbe invece auspicabile, data la sede dell'intervento per l'adozione di questo filone storiografico per lo studio dell'età della Restaurazione, difficilmente riusciremmo, a questo punto, a mascherare la nostra sentita delusione. Dopo aver dato giusto rilievo alle Memorie autografe di un ribelle di Giuseppe Ricciardi e a quelle del gen. G. Pepe ma da usarsi, -raccomandava alla maniera degli speziali di paese di un tempo, non senza una certa cautela , si soffermava anche sull'utilità che può derivare dalle fonti letterarie come Le mie prigioni di G. Vacca o Vita ed arte del pittore S. Altamura.
Innovativa questa presa di posizione, anche se non interamente originale, dal momento che era stato lo stesso Fortunato ad usare tale tipo di fonte involontaria , secondo la definizione di Marc Bloch, applicandola ad uno dei periodi più caldi della storia meridionale, i moti contadini del 1799.15)
Passando poi alla produzione dell' altra parte , quella proveniente dal versante borbonico, egli concedeva ampia legittimità alle cronache del cappellano don Giuseppe Butta, e tra queste il Viaggio da Boccadifalco a Gaeta (Napoli, 1882-1883), la cui ideologia dello scasso applicata verso ogni manifestazione antiborbonica, nella fattispecie la spedizione garibaldina del 1860, lo colloca nella lunga schiera dei nipotini di padre Bresciani .
Il riuovo dell'intervento congressuale era però nella riproposta dell'opera singolare e quasi sconosciuta di Luigi Blanch, affiancato dallo storico
15) L. PARENTE, Giustino Fortunato storico del Risorgimento, cit., p. 425.