Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI STORIA 1848; PALADINO GIUSEPPE; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1989>   pagina <224>
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Luigi Parente
delle finanze L. Bianchini, ai quali si univa il teramano F. Michitelli, storico delle rivoluzioni del Mezzogiorno, estraneo però alla cordata borbo­nica ortodossa.
Richiamarsi all'autonomista ed anti-unitario Blanch significava fare i iconti con l'opera di scavo filologico e di sistemazione di questa eminente figura della lotta politica del Mezzogiorno pre-unitario, che proprio il suo maestro, M. Schipa, aveva avuto il merito di avviare. E su questo impor­tante personaggio della Restaurazione, nonostante l'edizione del Croce riguardante però i soli Scritti storici (Bari, 1945, voli. 3), la storiografia specifica sconta un ritardo inspiegabile, dato il valore del suo pensiero nell'ambito della cultura europea del tempo, e di quella francese in particolare, dove fu per alcuni anni in esilio e con la quale fu sempre in costante dialogo.
La seconda caratteristica del saggio risalta dal ricollegarsi con la migliore tradizione politica e storica della sua regione, indirizzo che sarà meglio evidenziato nei successivi interventi, ma che fin d'ora viene esibito come consapevole scelta di campo.
Quindi riconoscimento pieno dei precursori di questi studi per gli uomini provenienti dalla sua Lucania, come quel radicale sui generis di un Petruccelli della Gattina, per il suo appassionato La rivoluzione di Napoli del 1848 (Genova, 1850), o per il giovane F. S. Nitti per / moti di Napoli del '48, non meno che del patriarca indiscusso della storiografia lucana ottocentesca Giacomo Racioppi.
Come metodo di lavoro siamo sempre nell'area dell'evenemenziale, con un'acribia fondata interamente sul quotidiano scorrere del tempo e sull'individuazione dettagliata di ogni particolare cronachistico.
In questo primo libro il giudizio è ancora, sul piano ideologico, di adesione alla tesi liberale anti-borbonica, secondo la quale il 15 maggio fu voluto e preordinato dal re Ferdinando II.
Che era in sostanza l'opinione prevalente da oltre mezzo secolo nei testi del nostro paese, e conforme a questa impostazione, si spiega l'atten­zione dell'A. sull'attività del Circolo Costituzionale lucano, ed in parti­colare all'opera del liberale moderato Vincenzo D'Errico, che farà negli anni successivi la gioia dei ricercatori locali alla caccia dei quarti di liberalismo nell'esperienza dei galantuomini provinciali.
Strettamente connesso alla visione liberal-unitaria della Rivoluzione napoletana, e quasi logico complemento di questo, si presenta il lavoro sulla preparazione alla prima guerra d'indipendenza e sul relativo com­portamento tenuto dai napoletani in quei giorni di grandi aspettative politiche. C'era stata si è anticipato una serie di articoli preparatori minori sul governo napoletano e la lega italiana nella primavera del '48 ed adesso egli dava con // Governo napoletano e la guerra del 1848 il frutto compiuto delle sue ricerche sull'atteggiamento dei governi costitu­zionali di fronte alle iniziative di Carlo Alberto. Su questo punto centrale della storia del Risorgimento, tanto i radicali del Mezzogiorno che i moderati del Piemonte presentano Ferdinando II come traditore della causa nazionale per non aver mai creduto sinceramente alla guerra anta-Austria, voluta da Carlo Alberto, avendola accettata poi solo per evidenti motivi dinastici.