Rassegna storica del Risorgimento
NAPOLI STORIA 1848; PALADINO GIUSEPPE; STORIOGRAFIA ITALIA
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1989
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225
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G. Paladino storico del 1848 napoletano 225
Con l'esibizione della sterminata massa di carte diplomatiche scambiate tra le diverse corri straniere, e in particolare tra quella piemontese e la napoletana, egli tentava di far rientrare nel solco liberal-indipenden-tistico la linea politica di Ferdinando II, sia ribaltando la leggenda della sua totale subalternità all'Austria, ma più ancora, insistendo sull'adesione del Regno delle Due Sicilie al progetto carloalbertino, almeno fino al 15 maggio, data della rottura tra governo e paese ed inizio della successiva violenta reazione. Referente polemico della posizione revanscista del Paladino era naturalmente la monumentale Storia documentata della diplomazìa europea in Italia dall'anno 1814 all'armo 1861 di Nicomede Bianchi, uscita tra il 1865 e il '72 in 8 volumi, la cui visione piemontesista era alla base della presa di posizione dello storico lucano.
Furono i torbidi della Sicilia, la popolarità sempre crescente di Carlo Alberto, il fermento repubblicano, la rivoluzione di Parigi a spingere Ferdinando, ai primi di quell'anno, a interessarsi con maggiore attenzione alla questione italiana per assicurarsi così le simpatie dei liberali. Ma la sua preoccupazione era comunque una sola: di non trasformare in unione politica quella che voleva essere una semplice unione doganale. Mentre il ministero Trova inviava truppe in Lombardia, il re non perdeva di vista l'obiettivo politico della questione, il ridimensionamento cioè dell'egemonia del Piemonte nella penisola, e così appena ebbe sedate le dissidenze e i moti interni, e consolidato il potere delle forze armate, ci fu automatico il richiamo dei volontari dal fronte.
Entrando ora nel merito del saggio del Paladino, non si può trascurare il contributo per l'enorme documentazione apportata, anche se questo è un aspetto proprio delle analisi di storiografia diplomatica di quella stagione nazionalistica, interessata a prefigurare in questo o quello Stato pre-unitario una cosciente vocazione unitaria, poche volte documentabile criticamente, ove non si ricorra ad enfatizzazioni di episodi particolari della lotta politica.
Ettore Rota infatti nell'introduzione al volume faceva dei rilievi critici che non possono non essere richiamati in questa sede. A cominciare, ovviamente, dall' esaltazione patriottica dei borbonici, dedotta da circostanze che non rivelano, nel loro insieme, né chiarezza di propositi, né vero amore di italianità .16>
Di una certa attualità ci sembra infine una precisazione di metodo, significativa sia per il tempo in cui fu avanzata, ma più ancora per l'apertura problematica cui dava origine.
La ricostruzione diplomatica non può dare aggiungeva al riguardo lo storico del giansenismo lombardo tutta la verità; poiché non basta guardare l'uomo attraverso il documento ufficiale, ma bisogna osservare anche il documento attraverso la psicologia dell'uomo. Altrimenti, atteniamoci ai fatti e rinunciamo di risolvere il mistero di certe coscienze [...]. Ognuno, patriota o no, rivoluzionario o conservatore, si dibatte fra oscurità,
tó) E. ROTA, L'antagonismo fra Torino e Napoli durante la guerra del 1848, introduzione a G. PALADINO, // governo napoletano e la guerra del 1848, cit., p. IX.