Rassegna storica del Risorgimento
NAPOLI STORIA 1848; PALADINO GIUSEPPE; STORIOGRAFIA ITALIA
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1989
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227
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G. Paladino storico del 1848 napoletano 227
collegate all'ambizione dinastica, alle combinazioni del diplomatico, alla turbolenza del militare, oppure al movimento delle idee, all'influenza dell'esempio britannico, all'attrattiva della Rivoluzione francese, alla tradizione barricadera dei faubourgs parigini. Di esse una chiave essenziale è parimenti l'espansione del capitalismo. La borghesia veniva ad essere dovunque rafforzata, l'aristocrazia parzialmente attratta, i governi sempre più preoccupati dei fondamenti materiali della politica di potenza .
E quali le caratteristiche che esso assume nel Mezzogiorno?
A somiglianza con quanto accade nel resto d'Europa, anche nel Regno delle Due Sicilie la primavera dei popoli si presenta come l'espressione piena del liberalismo locale con le relative contraddizioni, derivanti cioè dalla struttura socioeconomica del paese, in uno col manifestarsi dei movimenti contadini e dei primi scioperi operai, come succede per quello dei tipogran a Napoli e per l'altro dei bambagiari a Cava. E di qui la presenza di due fronti, all'interno della stessa borghesia liberale, sulla coscienza dello scontro in atto, e le sue possibili soluzioni. A fianco dell'aspetto politico (concessione della costituzione del 29 gennaio, problema della partecipazione alla guerra anti-austriaca) c'è il grosso problema delle lotte nelle campagne e degli scontri sociali, alimentati dalla costituzione, che i contadini leggevano in modo, ovviamente, molto più democratico delle giamberghe liberali, che proprio sulla roba (leggi: usurpazioni delle terre demaniali e comunali) avevano edificato le loro posizioni economiche non meno che politiche.
E proprio sull'insostenibile realtà delle campagne meridionali del Quarantotto si è andato appuntando l'interesse degli storici del secondo dopoguerra, suggestionati dalle riflessioni dei Quaderni gramsciani sulla mancata rivoluzione agraria , ma nonostante i validi lavori di L. Cassese, A. Lepre, F. Della Peruta, siamo ancora lontani dall'opera organica che un tale nodo richiederebbe.20) Le incertezze e gli equivoci dei governi costituzionali, a partire dal Serracapriola-Bozzelli fino al Troya, nella loro lentezza compromissoria non fecero che alimentare la rivoluzione sentita a tutti i livelli della popolazione regnicola, in seguito anche ai cattivi raccolti di quegli anni. Fino al 15 maggio, il fronte moderato si ritenne soddisfatto della costituzione ottenuta, mentre per i radicali essa voleva dire una più diretta rappresentatività popolare e maggiore potere politico, cose tutte che portavano per quest'ultima componente allo svolgimento della carta octroyée. Alla base di questa frattura ci fu la questione contadina e la paura strumentale dello spettro rosso , mentre i contadini che rivendicavano i loro secolari diritti civili, ì comunisti cioè, fecero il resto...
Con questo lavoro del Paladino torniamo invece sul terreno del politico visto dall'interno della capitale, alla vigilia della rottura tra governo
2) L. CASSESE, Contadini ed operai nel Salernitano nei moti del Quarantotto, in Rassegna storica salernitana, 1948, ora in Io., Scritti di storia meridionale, a cura di A. Cestaro e P. Laveglia, Salerno, 1970; F. DELLA PERUTA, Democrazia e socialismo nel Risorgimento, Roma, 1965, p. 109 sgg.; A. LEPRE, 'Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento, eh., p. 181 sgg.; L. PARENTE, Slato e contadini nel Mezzogiorno d'Italia, cit., p. 51 sgg., per le condizioni delle campagne del tempo.