Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLI STORIA 1848; PALADINO GIUSEPPE; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1989>   pagina <229>
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G. Paladino storico del 1848 napoletano 229
della 'Corte Criminale Filippo Angelillo, che chiuse la vicenda irrogando e noto pesanti condanne alla componente liberal-borghese, confer­mando, se ce ne fosse stato ulteriore bisogno, il definitivo distacco del governo dal paese reale e la feroce volontà di normalizzazione interna. Per l'A. nessuna delle due tesi può essere condivisa e, nell'impossibilità di avanzarne una sua originale, finisce col divenire inconsciamente l'addetto stampa del sistema politico che vuole contestare. Egli tenta di dimostrare allora che il 15 maggio non fu voluto né preordinato dal re e dalla corte, e che non fu la conseguenza di una cospirazione interna né tantomeno esterna.
Risulta poi davvero limitativo, oltre che infondato, il suo giudizio sul Quarantotto europeo, di cui non afferra né l'immensa idealità politica, né il significato simbolico di rottura storica, caratteri che sarebbero stati messi in risalto qualche decennio più tardi dall'omonimo saggio di Luigi Salvatorelli. Insomma, potremmo dire, è proprio l'aura dell'anno mira­bile a sfuggirgli, preso com'è lo storico dal ruolo di grossolano verifi­catore delle diverse affermazioni in contrasto.
Con queste premesse è facile per il Paladino passare al giudizio conclusivo sull'intera questione. Il re, il governo e la corte non furono, sulla base della sterminata documentazione esibita, provocatori, anzi pro­vocati, furono costretti a difendersi. Ed ancora, le responsabilità e le colpe sembrano al giudice-storico doversi attribuire come segue: il governo peccò di debolezza; i deputati avrebbero dovuto desistere dalle discussioni vivaci, che finirono coll'infiammare i rivoltosi; la maggioranza moderata rimase vittima del suo pavido modo di far politica; la Guardia Nazionale deputata al rispetto dell'ordine pubblico cittadino, assentandosi, permise lo scoppio delle tensioni. Comunque il peso rilevante di quei moti cade sulle poche centinaia di giovani esaltati, degli scapigliati, dei pazzi ubbriachi cilentani e calabresi, nemici schierati del governo e delle sue iniziative costituzionali dell'ultima ora.22)
È. il trionfo, in una parola, della logica giudiziaria. Il canone d'inter­pretazione della tendenza filologica pura rivela a questo punto il limite della sua impostazione, e lo storico anziché fungere da presidente del­l'ipotetico processo secondo i desiderata di partenza indossa in definitiva i panni dell'avvocato difensore della questione che gli sta a cuore: la salvezza del sistema di potere borbonico.
In questa monotona escussione di testi delle più diverse provenienze politiche si riaffacciano vecchie tesi deterministiche e/o giustificazioniste, residui ideologici di tempi scomparsi, in stretta derivazione dalla lezione del pessimismo conservatore del Fortunato. Moto anarchico e incon­sulto è allora definito lo scontro , risultato dello spirito solitamente anarchico del paese, ed allora più che mai divenuto ribelle ad ogni forza e ad ogni ragione,
Sembra naturale quindi concludere secondo l'ottica del Paladino , che se l'uso della ragione è prerogativa dello Stato assoluto borbonico,
22) G. PALADINO, // quindici maggio del 1848 in Napoli, Milano-Roma-Napoli, 1920, p. 284.