Rassegna storica del Risorgimento
ASSEMBLEA COSTITUENTE REPUBBLICA ROMANA 1849; REPUBBLICA ROMANA
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Damiano Nocilla
che a quei pensatori apparivano come una compromissione con il passato.22) Anche la scelta monocamerale si inquadra nella medesima ottica: una seconda Camera rischiava di far risorgere tentazioni aristocratiche, sicché anche il dibattito sul tribunato va analizzato, oltre che dal punto di vista della questione del controllo di costituzionalità delle leggi, sotto l'angolo visuale della sempre riemergente questione bicamerale. Il non parlare affatto di tribunato di legge in una ben ordinata repubblica, anderebbe a rinascere la questione, se l'Assemblea dovesse essere divisa in due Camere, o mantenuta in una, affermò il Mariani il 17 giugno, implicitamente seguito dal Senesi. Ed al tribunato Saliceti si opponeva nella sua relazione, spiegando perché nel progetto in discussione se ne proponesse la soppressione dal primo progetto del 17 aprile; egli diceva: se lo scopo dell'istituzione del tribunato è quello di impedire che l'Assemblea legislativa non oltrepassasse i limiti a lei segnati [...] unico mezzo per raggiungere lo scopo sarebbe stato l'appello al popolo [...]. Altronde quel che volevasi conseguire per mezzo del tribunato, ottiensi pacatamente e con maggiore sollecitudine assoggettando la legge a due letture ; con il che il sistema delle due letture diveniva un surrogato del tribunato eletto dal popolo, popolo che, come disse l'Arduini, avrebbe, con l'elezione dei tribuni, adottato due atti di delega della propria sovranità.23)
Ma non sono questi, forse, gli argomenti che sempre sono stati opposti al bicameralismo?
In altri termini, sembra che, non tanto si voglia dalla Costituente romana dare una risposta negativa al problema delle garanzie della Costituzione, che il titolo Vili configurava come rigida, quanto piuttosto, evitare di introdurre surrettiziamente una seconda Camera, sia pure basata sull'investitura popolare a suffragio universale, e di porre, quindi, le basi per la creazione di forme nuove di aristocrazia. Il timore che ciò potesse verificarsi, del resto, è una costante del pensiero di Saliceti che, anche quando nel suo noto programma **> accetta la seconda Camera, vede in essa il pericolo del formarsi di una Camera dei pari, da lui assolutamente avversata, sia come parìa a vita che come parìa temporanea. El ove pur vuoisi una seconda Camera, si potrebbero partire
22) Si vedano in questo senso gli interventi di Lizabe-Ruffoni, Bonaparte, Ballanti, Filopanti, Arduini (ivi, PP. 841, 842 sgg., 853, 861, 862), nonché dello stesso Saliceti (ivi, p. 908) e soprattutto di Mazzini (ivi, HI, p. 611). In tutti questi interventi il principio di partenza era quello dell'unicità del potere e del rifiuto delle forme miste di governo, unitamente alla polemica con ì dottrinari francesi (v. anche il programma di Saliceti, pubblicato sul Contemporaneo con data 12 giugno 1848; nonché lo scritto L'età nostra loc. cit). Su tali aspetti della cultura politica dei costituenti vedi RODELLI, op. cit., pp. 154 sgg.
23) Per gli interventi citati nel testo vedi Assemblee del Risorgimento, cit., IV, pp. 846 sgg., 859 sgg., 751, 862. Sul punto richiama l'attenzione anche RODELLI, op. cit., pp. 278 sgg.
24) Vedilo di prossima pubblicazione nei tipi di Giuffrè.