Rassegna storica del Risorgimento

ASSEMBLEA COSTITUENTE REPUBBLICA ROMANA 1849; REPUBBLICA ROMANA
anno <1989>   pagina <245>
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LIBRI E PERIODICI
FRANCO DELLA PERUTA, Esercito e società nell'Italia napoleonica (Collana Saggi di storia); Milano, Franco Angeli, 1988, in 8, pp. 448. L. 40.000.
L'importanza che rivestono in Italia la nascita e lo sviluppo di forze armate a carattere nazionale durante l'età napoleonica va ben al di là è universalmente riconosciuto della partecipazione dà soldati italiani all'epopea imperiale. Queste truppa rappresentano infatti visivamente un primo embrione di sentimento nazionale, un primo approccio ad un ideale, se non proprio ad un'idea, di indipendenza, sentimento ed ideale che, come si avverte proprio in quel momento, hanno bisogno del sostegno delle armi per maturare ed evolversi. È questa l'epoca che vede, dopo secoli, una rinascita dello spirito militare italiano ed il sorgere del sentimento patriottico, che ben si incarnano nelle figure militari più rappresentative del periodo, come Teuliè, Lechi, Pepe, Zucchi e Filangieri, alcune delle quali si potranno ritrovare tra i protagonisti dei moti del 1820-21, del 1831 e addirittura del 1848.
Stranamente, però, queste forze armate, sia l'esercito del Regno Italico sia quello del Regno di Napoli, sembrano non aver interessato gli storici se non in maniera piuttosto marginale. Così, se si eccettuano due brevi saggi di Nino Cortese sull'esercito di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat ed i tre libri dell'Ufficio Storico dell'Esercito dedicati alla campagna di Russia, a quella di Germania ed a quella del 1813-14 nell'Italia settentrionale (e che sono incentrati, ricordiamolo, soprattutto sullo svolgimento delle campagne), bisogna risalire alla metà dell'Ottocento, ai due volumi dello Zanoli Sulla Milizia Cisalpino-J taliana , se si vuol avere qualche notìzia di prima mano, certo, ma non esauriente, sulla struttura e l'organizzazione dell'esercito del Regno italico.
Soltanto ora, a quasi un secolo e mezzo di 'distanza, le istituzioni militari di quel regno (ed ancor prima quelle della Repubblica Italiana) sono state finalmente esaminate in maniera globale ed esauriente dal libro di Franco Della Peruta e, tenendo fede al titolo del volume Esercito e società nell'Italia napoleonica, è stato in primo luogo studiato l'impatto esercitato sulla società italiana dell'epoca, specie sulle classi subalterne, dalla nascita e dallo sviluppo di quest'esercito attraverso la coscrizione obbligatoria, il primo contatto diretto che ebbero le popolazioni con queste istituzioni militari.
E la leva, infatti, piti che lo svolgersi delle diverse campagne tra il 1796 ed il 1801, che colpisce le popolazioni dell'Italia settentrionale. Una cosa, infatti, è il dover subire passivamente saccheggi, devastazioni, atti di violenza e magari anche qualche assassinio, così come si subiscono la grandine e le epidemie, ben altra cosa è, invece, vedere i giovani tirare a sorte il loro destino e, a seconda del numero estratto, vestire la divisa e lasciare le proprie case, la vita quotidiana, magari scomoda, magari difficile, ma vissuta tra chi si conosce, sotto l'ombra rassicurante del proprio campanile. Per gente avvezza da secoli a non conoscere del mondo che il proprio villaggio e li più vicina cittadina sede di mercato e, per di più, in grandissima parte analfabeta, la partenza dei propri giovani e la pratica Impossibilità di averne notizie rappresentano l'anticamera di un distacco definitivo. E quando, con il 1805, le campagne si succederanno una dopo l'altra, questa sensazione si rafforzerà, prenderà corpo, visto che dei circa duecentomila uomini che militeranno nell'esercito italico ben centoventicinquemila non