Rassegna storica del Risorgimento

ASSEMBLEA COSTITUENTE REPUBBLICA ROMANA 1849; REPUBBLICA ROMANA
anno <1989>   pagina <246>
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Libri e periodici
faranno ritorno a casa, rimanendo sui campi di Russia e di Spagna, sulle spiagge del Baltico, sugli spalti delle fortezze di Corfù e della Dalmazia.
D'altra parte è la leva l'unico mezzo per dar vita e vigore ad un vero esercito. Infatti le truppe che la Repubblica Italiana eredita dalla Cisalpina nel 1802, dopo la pace di Luneville, sono composte quasi esclusivamente da volontari {c'è stato nel 1799 un tentativo fallito di introdurre la coscrizione obbligatoria) che sono, in realtà, degli sbandati, dei disertori di altri eserciti, dei disoccupati, ed a questa deficienza qualitativa si somma, altrettanto grave, ima deficienza quantitativa. Per dar un certo nerbo all'esercito (e per alleggerire le spese militari della Francia) si devono prendere al servizio italiano due legioni polacche. Con tutto ciò l'esercito nel 1802 conta soltanto 7600 uomini invece dei 24.000 uomini previsti dalle tabelle organiche.
Unica soluzione a questo problema è, quindi, la coscrizione obbligatoria che incontra, per le ragioni ora esposte, una netta ostilità da parte della popolazione, ostilità che si manifesta sin dalla formazione delle liste di leva e prosegue poi con improvvise chiamate alla vita religiosa o a quella coniugale (seminaristi ed ammogliati sono infatti esenti dalla leva) per finire con la renitenza e con la diserzione, renitenza e diserzione protette dalle popolazioni, tollerate a volte dalle autorità locali e che possono sfociare, con facilità, nel brigantaggio. La descrizione -del conflitto tra autorità centrale e popolazioni, destinato non certo ad estinguersi, ma senz'altro a divenire, col tempo, meno virulento, costituisce la parte centrale del volume di Della Peruta.
I diversi sistemi di coscrizione, la loro applicazione, il loro progressivo affinarsi, l'uso dei mezzi di repressione, dalle milite all'impiego della Gendarmeria (la forza di polizia organizzata militarmente che sarà il retaggio della dominazione napoleonica più prontamente accolto dai restaurati principi italiani) sono esaminati dall'autore insieme ai risultati ottenuti, anche e soprattutto grazie alle ricchissime e puntuali citazioni di documenti, d'ogni genere, dalle disposizioni di legge alle circolari, dalle istruzioni più o meno riservate alle lettere scambiate tra le diverse autorità, maxime tra ministeri e prefetti.
Assistiamo così ad un lento e progressivo, pur se non certo definitivo, affermarsi della coscrizione obbligatoria, che viene, però, sempre subita, sopportata dalle classi subalterne cosi come lo è, quasi sempre, anche dalle classi dominanti, che pure appoggiano il nuovo regime e ne traggono, magari, vantaggi, ma che gli affidano malvolentieri i propri figli. Lo testimoniano le difficoltà incontrate nell'organizzazione di due corpi scelti della Guardia Reale, le Guardie d'Onore ed i Veliti, in cui devono prestar servizio (a proprie spese) i giovani delle famiglie più agiate per diventare poi ufficiali o sottufficiali.
L'autore passa successivamente in rassegna i vari aspetti della vita del soldato in pace ed in guerra, pur se alle campagne si accenna appena. Conosciamo così la vita nelle caserme, nelle prigioni militari, al campo e negli ospedali (e le venticinque pagine dedicate alla storia sanitaria dell'esercito italico sono -tra le più interessanti del libro).
II volume si chiude poi con il capitolo dedicato alla fine del regno ed allo scioglimento dell'armata, con il disperato tentativo del vice-re Eugenio di organizzare l'estrema difesa con i pochi superstiti di Russia, Spagna e Germania, attingendo alle milizie di seconda schiera, alle reclute, che il declinare del sistema napoleonico vede ancor più riluttanti, ed al reclutamento di improbabili volontari. 11 dignitoso e fermo comportamento degli ufficiali e di una parte, almeno, della truppa al momento della caduta del regno e dell'incorporazione dei reparti nell'esercito austriaco conclude in maniera onorevole la quasi ventennale, travagliata vita dell'esercito del primo tricolore, di quel tricolore che, secondo il Cattaneo, sarebbe divenuto da logora bandiera d'esercito ohe più non era... nuova bandiera di nazione, palladio perpetuo di fraternità militante e pensante .
Del libro non si può dire che bene. Assai ben riuscito e calibratissimo ha elaborato in maniera estremamente efficace una mirìade di dati attinti da una docu-