Rassegna storica del Risorgimento
ASSEMBLEA COSTITUENTE REPUBBLICA ROMANA 1849; REPUBBLICA ROMANA
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1989
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247
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Libri e periodici 247
mentazione vastissima. Pur se con forse eccessiva modestia l'autore auspica ulteriori ricerohe tra le carte del vice-re Eugenio a Princeton o tra quelle conservate a Parigi (al castello di Vincennes più che negli Archivi Nazionali che, a giudicare dagli inventari, non dovrebbero riservare sorprese) la massa dei documenti consultati è esaustiva ed imponente (a parte alcuni fondi minori è stato scandagliato in profondità l'intero fondo Ministero della Guerra dell'Archivio di Stato di Milano). Solo, forse, spiace agli appassionati di storia militare che l'impatto complessivamente negativo delle istituzioni militari sulla stragrande maggioranza della società italiana dell'epoca abbia privilegiato, quantitativamente, le pagine dedicate a leva, renitenza e diserzione lasciando più in ombra quelle dedicate alla vita del soldato.
PIERO CROCIANI
BAYKAR SIVAZLIYAN, Scambi culturali, economici, amministrativi tra gli Armeni e l'Impero Ottomano nel XIX secolo; Venezia, Tip. Armena, 1986, pp. 142. S.p.
Nel vasto panorama costituito dall'emergere delle nazionalità nel corso del XIX secolo ha un suo posto anche il popolo armeno. Sudditi dell'Impero Ottomano, gli Armeni hanno rappresentato per secoli nella compagine dello Stato sultaniale, analogamente ai Greci e agli Ebrei, un'etnia particolarmente attiva, sia nel campo delle professioni sia in quello del commercio. Alla metà dell'800 la comunità residente a Costantinopoli era diventata un grande centro economico, politico e culturale. E fu proprio negli anni che vanno dal 1852 al 1863 che gli elementi più avanzati di quella comunità, appartenenti alla borghesia liberale, si batterono per ottenere una Costituzione Nazionale Armena. La loro lotta, sostenuta anche da forze popolari, si svolse non solo contro la resistenza del potere sultaniale, ma anche contro le tendenze conservatrici esistenti all'interno della comunità, rappresentate, oltre che dal patriarca, anche dalla classe degli armeni più ricchi, detentori del potere economico {gli atnira), per i quali ciò che solo contava era il mantenimento di buoni rapporti col palazzo .
Alla fine ebbero la meglio le forze nuove: elaborato da un consiglio di diciannove membri (quattordici civili e cinque religiosi) nel biennio 1859-60, il testo della Costituzione, dopo essere stato presentato alla Sublime Porta che vi introdusse parecchi emendamenti, riducendo il numero degli articoli da centocinquanta a novantanove, fu promulgato il 17 marzo 1865 e restò in vigore, con alterna fortuna, sino al 1915. Fu redatto in due lingue: armeno e turco, ma con titoli diversi. Quello armeno suona: Costituzione della nazione armena ; quello turco: Ordinamento della popolazione armena . La differenza è importante; essa indica che i Turchi non volevano usare parole, come costituzione e nazione, che avrebbero potuto assumere significati pericolosi. E proprio forse per evitare equivoci nell'edizione ufficiale bilingue della Costituzione (Costantinopoli 1863) il testo turco è traslitterato in caratteri armeni.
Sivazliyan pubblica, in traduzione italiana, il testo originario della Costituzione, cioè quello in centocinquanta articoli, in cui, oltre a precisare i diritti e i doveri del cittadino, si fissano la composizione e le funzioni del governo e delle assemblee, i poteri del patriarca e dei vari consigli, si dettano norme per le elezioni e si precisano i regolamenti dei vari organi. Senza addentrarci in un esame particolareggiato del testo, diremo solo che esso è caratterizzato dalla presenza di un notevole intreccio fra poteri civili e poteri religiosi.
Sono riportati anche gli emendamenti introdotti dall'amministrazione sultaniale (In turco con traduzione italiana) che rivelano la volontà ottomana di tenere controllata la comunità armena. Altri documenti importanti inclusi nel volume (in traduzione italiana) sono alcuni fìrmani ed atti ufficiali emanali attorno alla metà del secolo, dai quali risulta il mutato atteggiamento in senso moderno da parte del sultano nei riguardi dei sudditi. Frutto, almeno in parte, della pressione delle potenze occidentali, essi sembrano