Rassegna storica del Risorgimento

ASSEMBLEA COSTITUENTE REPUBBLICA ROMANA 1849; REPUBBLICA ROMANA
anno <1989>   pagina <252>
immagine non disponibile

252
Libri e periodici
sostituzione di taluni vecchi amministratori in qualsiasi modo anche col sangue, le votazioni per la creazione di deputati all'Assemblea Costituente, rappresentano occasioni in città e provincia per esprimere uomini e idee a livello pure di media e minima società fuori delie trattazioni che perseguono le linee ideologiche del grande agire.
Alla conoscenza del '48 nello Stato della Chiesa e più precisamente nella provincia di Pesaro porta il suo contributo Riccardo Paolo Uguccioni che, seguendo il variare della composizione delle municipalità nell'azione politica di consenso o di opposizione, coglie anche nei riflessi della condotta dei protagonisti il pubblicizzarsi delle speranze o della sfiducia dei più o meno coinvolti. Il settore da lui mirato è veramente l'intera Legazione da Urbino a Gubbio, Fano, Senigallia, Pesaro soprattutto, ma poiché non è nemmeno possibile smembrare la storia di un intiero corpo politico, lo Stato della Chiesa, egli alterna capitoli di memorie e di osservazioni generali con una storia minuta delle comunità dipendenti, un'alternanza assidua di generale e particolare, come si direbbe, quasi anche per paura che si possano sperdere giustificazioni della più remota quotidianità delle città e dei villaggi che maggiormente lo interessano.
Ne vien fuori un tutto unico e compatto in cui appare una stretta connessione di causa e di effetto, la quale formula però poche volte si capovolge per lasciar intrawedere l'iniziativa della provincia, cioè il rovesciamento dei termini, in altre parole una determinante proiezione di stati d'animo e di volontà dalle località più lontane ai capoluoghi e alla capitale.
Questa è la realtà, del resto, e Uguccioni la ritrae mercè un puntiglioso ricorso al materiale documentario esistente in Roma e nelle Marche, e dovremo fargliene merito. Infatti sono raggiunte nel felice scavo preziose vene negli archivi, locali particolarmente, poco note ai precedenti ricercatori, come fascicoli processuali dei tribunali nei fondi della Delegazione apostolica di Pesaro, o come atti della Presidenza in Pesaro della Fiera di Senigallia, o come carte negli archivi di Roma di quella gonfia e talora dispersiva Miscellanea di carte politiche e riservate o dell'altro fondo della S. Consulta.
Per un serio disegno degli avvenimenti nella Legazione pesarese occorreva certa­mente questo. Ma il panorama del 1848 in Italia è cosi vasto e complesso che per un récit del tutto, idee e fatti, ordinato e incisivo, si doveva ricorrere ad uno spoglio della ricca bibliografia e trovarvi gli elementi sostanziali per una esposizione necessaria a circa 280 pagine, che salvassero insieme dalla trappola dello stesso proverbio cui ha dato vita quel famoso anno e che ha suggerito pure il titolo. L'orientamento però, in così diffìcile navigazione, non poteva che nascere dall'autore, dalla sua formazione di storico, del resto già collaudata in precedenti prove come Una vera storia della banda Grossi, Pesaro, 1983, scritto insieme a Massimo Monsagrati, o Pugnali e bombe all'Or­sini, in Atti e memorie della Deputazione di Storia Patria, 88 (1985), ma 1983, lavori riguardanti ancora la società pesarese nel 1848, occupanti vicende di malaffare, come il primo, o cose di più deciso sapore politico come il secondo, ma tutti inseribili in un clima di insoddisfazione generale e di rigetto di talune soluzioni, esasperato sino ad atti di sommaria giustizia privata.
Abbastanza facile mettersi sulla china vertiginosa degli avvenimenti di provincia e della capitale, drammatizzare e dare al linguaggio il calore di proprie posizioni ideologiche per chi abbia una provenienza laicale, ma Uguccioni, che pure muove da cultura razionalistica acquisita in Francia, tempera il taglio del suo scrivere e lascia spazio ad un comprensivo rispetto per un Pio IX vittima di un inatteso precipitare di avvenimenti e di uno stravolgimento della sua stessa volontà, seguendo senza sguardi di orrore o di censura le gerarchie ecclesiali nell'inadeguatezza dei provvedimenti finan­ziari e civili in provincia. Non sono che lievisisme le punte radicali. Anzi gli accenni alla cacciata dei gesuiti da Fano, per fare un esempio, sono staccati, né aspri né morbidi, cosi com'è impercettibile il pimento dell'ironia di fronte a gente sorpresa dalla primavera quarantottesca o all'aggiornarsi, altro esempio, di qualche prete agli accadimenti del giorno.
fi un tono che veramente prende più dallo scrittore che dallo storico, ma che