Rassegna storica del Risorgimento

ASSEMBLEA COSTITUENTE REPUBBLICA ROMANA 1849; REPUBBLICA ROMANA
anno <1989>   pagina <253>
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Libri e periodici 253
non disconviene e ci riporta a lontane pagine di buona fattura panziniana, provocate non una sola volta -dalla storia patria. Pure Uguccioni procede alla propria rassegna con tratti di bonomia assolutoria, a volte persin tìmida, che si ripete nelle intitolazioni dei capitoli del libro, che possono pur esse risultare il frutto di una tendenza letteraria. Appaiono frasi larghe e conclusive come quella che l'Italia si scopriva guerriera al momento in cui partivano coscritti e volontari col segreto intento di mettersi in un piano totale di azione fuori del tracciato ufficiale dell'impresa, o come l'anticipazione, così decisa e aggiustata al noto stato d'animo di Pio IX rispetto alle stesse truppe in approntamento di guerra, che il più consapevole prospettarsi nel Pontefice delle due risapute attitudini, quella del sovrano temporale e quella del capo di un'universalità senza confini e senza motivi di ostilità alcuna, era il preambolo di Porta Pia .
Il racconto si infila spedito e obiettivo, a volte lapidario, nei fatti e nei casi più difficili del periodo: la carestia del *46-'47 e l'ascesa conseguente dei prezzi; la baldanzosa aspirazione degli elementi più politicizzati, ebrei compresi, a far parte dei ranghi della Guardia Nazionale all'indomani delle concessioni piane; la momentanea sospensione di tensione nell'immediato riflesso dell'allocuzione del 29 aprile e l'illusorio senso di idillio fra alcune classi sociali nel pesarese e viceversa un senso di sospetto e di paura tra i più abbienti; l'elettrizzazione determinatasi in Pesaro, a Fano, a Monteporzio al rientro dei militari dalla campagna del Veneto e l'organizzarsi in Pesaro dei più animosi, reduci e no, intorno al torbido oste Angelo Lombardi, in una combriccola di parolai, la lega lombarda; il vuoto di autorità che si produce a Roma dopo la morte di Pellegrino Rossi; la vita intensa dei circoli popolari a Pesaro, Fano, Cagli; le tentazioni di sommarietà della folla e il suo irrompere in uffici e in locali dei vecchi dignitari e amministratori; il farsi della Repubblica romana (llJguccioni accorta­mente evita di appesantire la sua trattazione con calate entro la vita parlamentare della Repubblica e si tiene ai disposti più significativi dell'esecutivo); il melanconico ritomo, con l'arrivo delle truppe austriache, degli antichi segni del potere.
Ovviamente quelle che sono le dramatis personae restano al centro dell'attenzione dell'autore ed egK le osserva nelle cose, nelle istituzioni, per le propensioni di fondo, per le loro rivendicazioni. Cosi i caffè, i circoli ( parlamenti in sedicesimo ), i gabinetti di lettura sono esplorati, non solo in Pesaro, da Uguccioni, il quale però dedica una particolare attenzione al pesarese caffè Ausonia, che resta come il centro di un potere diverso da quello legale, poggiante su consensi tra persona e persona invisibili ai governi, una organizzazione semisegreta che nasce e si sviluppa nei mesi dell'esultanza intorno al nome di Pio IX e i cui frequentatori non trattengono a lungo la manifestazione dei propri sentimenti, soprattutto quando i beneficati della nota amnistia reclamano un più pubblico riferimento. Ma l'Ausonia ospita pure la Società carbonica, che ha il suo peso nella storia locale e che come sodalizio clandestino riesce a proteggere e a garantire le espansioni della propria dialettica politica con l'uso anche di mezzi estremi.
Nei ritrovi come l'Ausonia e gli altri circoli si incontrano anche clienti più Uberi che si spostano fuori in tutto l'ambiente cittadino e reagiscono a tenore delle loro idee finendo taluno con lo scoprirsi, nella propria individualità politica, progressista, conservatore, moderato, o reazionario che sia. LlJguccioni abilita al ricordo storico dì quel territorio umano anche uno sciocco come il citato Lombardi, legiferatole di osteria ò di trivio, e cosi 11 sottile operatore di combines tra Pesaro e Senigallia, continuamente all'erta e in salvo, Gaspare Francesconi, o la figura di un generoso, ingenuo tribuno popolare col germe -addosso della propria fine come Simoncclli di Senigallia, o anche la figura di un Sante Oliva, umile agricoltore, possidente di campagna anzi, già sottufficiale nella Guardia civica di Mombaroccio, tra devoto al trono papale e sensibile al nome dell'Italia per qualche tempo, timoroso e diffidente in seguito.
Giova soprattutto questo materiale umano all'autore, che lo iscrive negli alti e bassi, nei pieni e nei vuoti della generale vicenda, dominando le provocazioni della retorica in un confronto diretto, come nel caso della poesia del Mercantìni, freddamente