Rassegna storica del Risorgimento
ASSEMBLEA COSTITUENTE REPUBBLICA ROMANA 1849; REPUBBLICA ROMANA
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1989
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Libri e periodici
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ili generale Ugo Zamboni, figlio di volontario trentino di quella campagna, ha dedicato la sua attivissima vecchiezza allo studio di quei fatti d'arme. Una campagna breve, effettivamente guerreggiata fra il 23 giugno e il 25 luglio in un ristretto campo d'azione, nella quale Garibaldi riuscì, al solito, a ricavare il massimo dalle sue truppe entusiaste ed impreparate. Con paragrafi brevi e spezzati, infarciti di aforismi dell'arte della guerra (Sallustio, Napoleone, Blucher e così via) Zamboni ritma la sua narrazione dei fatti non potendo certo trascurare gli altri due fronti italiani, Mincio e Basso Po, cercando di risolvere con serenità le annose questioni del comportamento di vari ufficiali nella campagna, dibattute nelle roventi memorie dei protagonisti. L'autore riconosce obiettivamente che l'episodio più risonante della campagna, l' Obbedisco dì Garibaldi, fu un atto di saggezza, dato l'afflusso di superiori truppe austriache dopo l'armistizio con la Prussia, al di là degli esagitati commenti posteriori dei patrioti dell'armiamoci e partite!. Sembrava cosi sintetizza il ruolo militare italiano che noi dovessimo assolvere un compito ridotto, quello di trattenere nel teatro d'operazioni italiano ima parte dell'esercito austriaco. E solo questo facemmo <p. 241).
Ricco l'apparato fotografico del volume, sia degli ameni luoghi dove si sono svolte le operazioni, in Val Giudicarla e sul Benaco, sia dei patrioti trentini che rischiando la forca si arruolarono con le camicie rosse. Di essi lo Zamboni fornisce quanti dati può, e di tutti il nome (sono 328), anche di quelli che militarono nell'esercito e nella marina regolari {giacché in questa campagna vi fu anche una marina garibaldina agli ordini di Augusto Elia). Utile anche lo schieramento di uomini e mezzi delle due parti ed un diario degli avvenimenti trattati. Come ulteriore ausilio al volume è allegato un album di 5 carte topografiche d'insieme delle zone d'operazione garibaldine.
FLORIANO BOCCINI
Agostino Depretis e la provincia di Pavia 1877-1987; Pavia, Amministrazione Provinciale, 1988, in 8, pp. 283. S.p.
Il 29 luglio 1887, all'età di settantaquattro anni, muore a Stradella Agostino Depretis. Deputato sin dalla prima legislatura subalpina, ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo Rattazzi (3 marzo-8 dicembre 1862), della Marina e, quindi, delle Finanze nel secondo ministero Ricasoli (20 giugno 1866-10 aprile 1867), legò il suo nome alla rivoluzione parlamentare del 18 marzo 1876 e alla successiva pratica del trasformismo . Proprio da quella memorabile giornata (in cui si è troppo insistito sul sostantivo e non si è mai sufficientemente riflettuto sull'aggettivo, usato nella formula, che come tutte le formule ha dei limiti troppo ferrei) inizia la fase più importante della vita del vecchio patriota pavese, che presiede ben otto governi in un arco temporale ultradecennale.
Nella ricorrenza del centenario della scomparsa, l'Amministrazione provinciale di Pavia, in felice ed opportuna contraddizione con la pratica corrente delle commemorazioni d'occasione, ha voluto recare una testimonianza, concreta e non fragile, fuggevole o ancora peggio meramente apologetica, di omaggio all'Illustre figlio.
Arturo Colombo ha raccolto, coordinato e commentato i quattro discorsi di maggiore risalto e più ampia eco di Depretis, pronunziati l'I 1 ottobre 1875, l'8 ottobre 1876, l'g ottobre 1882 e il 19 maggio 1886. Sono gli interventi, definiti i vangeli di Stradella, in cui, come altri leaders o parlamentari di quegli anni, presenta o ribadisce la propria linea politica, i propri obiettivi e i propri risultati sottoponendoli al vaglio degli elettori del collegio e all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale.
Abbiamo accennato alla consuetudine, allora in voga, del banchetto-bilancio