Rassegna storica del Risorgimento
REPUBBLICA ROMANA 1849; STATO E CHIESA REPUBBLICA ROMANA 1849
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1989
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284 Antonio Grilli
lo spirituale di là , come ebbe a dichiarare in Assemblea Costituente Carlo Luciano Bonaparte.5) E fintantoché il Papato non si fosse rassegnato alla perdita del temporalismo, e non si fosse raggiunto un sereno equilibrio fra Stato e Chiesa, a Roma non avrebbero potuto regnare per Terenzio Mamiani che i Papi o Cola di Rienzo.6)
Molto si potrebbe discutere sulla volontà di riforma della Chiesa che animava i repubblicani romani e buona parte dei democratici italiani dell'epoca. Vi è chi ha scritto7) che ciò in fondo non avrebbe fatto altro che ingenerare un'ancor maggiore confusione ideologica, creando un inutile clima di lotta tra princìpi universalistici e portando la contesa sul piano dei massimi sistemi. Mazzini è, in ogni caso, il più illustre esponente di questo nutrito gruppo di Italiani. Egli attribuisce alla religione, come fattore di educazione del popolo, tanta rilevanza, che viene meno la distinzione fra temporale e spirituale punto fermo del pensiero democratico più, accentuatamente laico, largamente prevalente tra i costituenti romani e gli uomini di governo della Repubblica. Infatti non si tratta di distruggere la religione. Si tratta di restituirla alla primitiva missione, di rinvigorirla, facendola venerata e amata dov'oggi è sprezzata o assalita; e di farla tutrice, auspice e sanzione del progresso sociale e dell'umana felicità .8) In una lettera a Pio IX del 1847 sempre Mazzini scriveva: noi vi faremo sorgere intorno una nazione al cui sviluppo libero voi vivendo presiederete. Noi fonderemo un governo unico in Europa che distruggerà l'assurdo divorzio tra il potere spirituale e il temporale.9)
L'idea mazziniana di collaborazione del temporale e dello spirituale allo scopo di educare ed elevare l'umanità non si tradurrà in alcun concreto atto di governo della Repubblica; se ne possono trovare però tracce nella multa inflitta il 9 aprile 1849 ai canonici del capitolo Vaticano per essersi rifiutati di celebrare il Te Deum per la Repubblica.10) Certo, celebrazioni religiose che potessero servire alla causa della Repubblica sono caldeggiate vivamente da tutto il governo, e il 25 marzo 1849 l'Assemblea decreta un triduo solenne per inaugurare colle benedizioni divine
5) Ass. Roma, IV, p. 967.
6) Ass. Roma, III, p. 55.
7) A. C. JEMOLO, La questione romana, Milano, 1938, p. 10.
8) Citato in G. GARAVANJ, La costituzione romana nel 1798 e nel 1849, Fermo, 1910, p. 110.
9) Ivi, p. 112.
,0) Boll, leggi, I, p. 316. Rodelii, nel suo saggio critico, giunge a dire che il decreto del governo inflittìvo della multa aveva sapore teocratico, data l'identificazione di due aspetti, quello giurisdizionale [.,.] della subordinazione del clero alla Repubblica come pegno di lealtà politica e garanzia di indipendenza teologica , con quello politico , che prende luce dall'identificazione mazziniana di republica e di religione (La Repubblica Romana del 1849, Pisa, 1955, p. 202). Per parte nostra ci limitiamo ad osservare, che in virtù della presenza di più tendenze all'interno della classe politica della Repubblica, spesso la politica ecclesiastica quotidiana di essa non era priva di una certa ambiguità. Nel caso della multa, si legge nel decreto che Il Governo ha debito di preservare incontaminata la Religione e di punire qualunque offesa contro la Repubblica (Boll, leggi, I, p. 316). La prima frase è un'evidente conferma della missione religiosa che non pochi repubblicani attribuivano alla loro politica ecclesiastica.