Rassegna storica del Risorgimento

REPUBBLICA ROMANA 1849; STATO E CHIESA REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1989>   pagina <293>
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Siato e Chiesa a Roma nel 1849
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più timida o retriva di governi autocratici. Vivi sono gli applausi al termine dell'intervento.
Il 27 giugno, messo ai voti, il primo comma dell'articolo VII del progetto, recante la religione cattolica è la religione dello Stato , verrà emendato.50
Dal punto di vista degli equilibri politici all'interno dell'Assemblea, dobbiamo notare come l'eliminazione del primo comma sia dovuta ad un convergere sulle stesse posizioni, in sede di votazione, di tutte le componenti progressiste dell'Assemblea, dai bonapartiani a Saliceti, Arduini, Lizabe-Ruffoni e altri. Questa considerazione, facilmente leggi­bile dagli atti parlamentari,51) mi sembra sia più esatta di quella espressa, parecchi anni or sono, da A. BattagUa: se il primo comma dell'art. VII fu respinto, ciò si dovette in primo luogo all'apporto di molti deputati cattolici schierati su posizioni per così dire centriste , e contrari tanto alla formulazione di un articolo VII che sancisse la piena libertà di culto, quanto all'idea della religione di Stato a.52) In realtà, sono moti­vazioni politiche (e spesso di opportunità), non religiose, a dividere i costituenti su un punto così importante: le convinzioni religiose dei deputati romani (e questo è uno degli aspetti più. avvincenti dell'intero dibattito parlamentare) non condizionano le loro scelte e prese di posizione in favore della laicità dello Stato. Inoltre, dalle fonti in nostro possesso, è veramente difficile identificare questa maggioranza silenziosa di depu­tati cattolici influenzabili ora dall'uno ora dall'altro oratore.
Certamente, la questione del ruolo da assegnare alla Chiesa in uno Stato fino a pochi mesi prima teocratico (o quasi) era di primaria importanza, e non bastavano le solenni dichiarazioni contenute nel Decreto fondamentale del 9 febbraio, il cui art. 1 dichiarava il Pontefice decaduto di fatto e di diritto dal potere temporale, mentre l'art. 2 assicurava allo stesso tutte le garanzie per il libero esercizio della sua missione spirituale.53) Il cattolicesimo aveva rilevanza per il nuovo Stato laico? E se l'aveva, quali criteri dovevano essere posti alla base di una corretta convivenza tra temporale e spirituale? A proposito del secondo comma dell'art. VII, il Rodelli
so) Ass. Roma, IV, p. 992.
51) È qui opportuna un'attenta lettura dei verbali della seduta del 27 giugno, e soprattutto un confronto con gli interventi di Carlo Luciano Bon aparte il 26 e il 27 giugno: Ass. Roma, IV, pp. 965, 969, 985.
52) A. BATTAGLIA, Libertà di culto e religione di Stato nella Repubblica Romana del '49, in Civiltà Moderna, Battaglie del pensiero laico, a. I, n. 1, Roma, 1947, p. 41. Battaglia esprìme inoltre un giudizio negativo sul Bonaparte, spesso incoerente e con­traddittorio , che, già circondato da grande popolarità nelle prime sedute dell'Assemblea, l'aveva poi stancata con le sue intemperanze, la sua cavillosità, l'assiduità dei suoi interventi in ogni dibattito e l'Assemblea gli era divenuta ostile, ivi, p. 39.
53) Vedere l'appassionato dibattito in Assemblea sul decreto fondamentale e sulla proclamazione della Repubblica in Ass. Roma, III, pp. 55-93. Nessuno ha dubbi sulla opportunità di una dichiarazione che sancisse -la fine del temporalismo papale (pur con gli accenti possibilistici di cui si fa interprete Mamiani). Ma Ja Repubblica doveva proclamarsi da parte dell'Assemblea riunita o piuttosto da parte di una futura costituente italiana?