Rassegna storica del Risorgimento
LABRIOLA ANTONIO
anno
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1989
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pagina
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298
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Gian Biagio Furiozzi
dell'evoluzione di Labriola Croce non credeva per nulla; egli parlava, anzi, di un andamento di tale evoluzione come a sussulti . La critica più recente è invece approdata a risultati sensibilmente diversi, concordando generalmente nel concepire in modo più unitario la storia intellettuale di Labriola, e questo sia perché sono state sottolineate le riserve con cui egli aderì tanto allo hegelismo quanto allo herbartismo, sia perché ci si è convinti che tutta la sua ricerca è rimasta fortemente ancorata in modo costante ad uno storicismo di tipo trascendentale, quasi via media tra una considerazione puramente empirica del dato storico e una sua considerazione speculativa. Lo stesso marxismo viene da lui (pur con qualche oscillazione) assunto all'interno di questa tendenza formale.
L'hegelismo iniziale fu appreso da Labriola come si è detto alla scuola di Bertrando Spaventa, quello Spaventa che aveva avuto il merito indiscusso di far uscire la filosofia italiana dalle secche del provincialismo per immetterla nel circolo del pensiero europeo. Sotto la guida dello Spaventa Labriola aveva acquistato dimestichezza con tutta la letteratura hegeliana e post-hegeliana e aveva intrapreso, nel 1866-69, lo studio di Feuerbach, e poi quello della scuola di Tubingen. Avviatosi alla carriera dell'insegnamento, si era volto successivamente alla psicologia scientifica dello Herbart; ma non aveva trascurato le più importanti correnti filosofiche del tempo, come il darwinismo, il positivismo, il neo-kantismo, ecc. Una storia individuale complessa, che però aveva un significativo filo rosso, per cui egli poteva scrivere, anni dopo, ad Engels: Forse anzi senza forse io sono diventato comunista per effetto della mia educazione (rigorosamente) hegeliana, dopo aver passato attraverso la psicologia di Herbart, e la Vòlkerpsycologie di Steinthal ed altro .3>
L'influsso prevalente dell'hegelismo, di cui è primo documento lo scritto Contro il ritorno a Kant propugnato dallo Zeller (1862), si può considerare finito agli inizi degli anni settanta, quando Labriola pubblicò una monografia su Socrate. Lasciati gli studi storiografici, egli si volse infatti ai problemi morali, prendendo a guida la psicologia e l'etica del-l'Herbart. Sono segni di questi nuovi interessi le recensioni dei libri del Lindner, che era un herbartiano; poco dopo pubblicò il saggio Della libertà morale (1873), in cui l'orientamento herbartiano è ormai consolidato. L'influsso di Herbart durò a lungo, almeno per un decennio, al quale seguì un altro decennio di incertezze teoriche e di esperienze politiche che lo porteranno gradualmente al marxismo.
I suoi primi interessi per il socialismo risalgono al 1879, ma solo dopo altri dieci anni lo troviamo pervenuto ad una intransigente professione di marxismo. E passerà ancora altro tempo, prima che una serie di circostanze lo spinga a mettere per iscritto quanto aveva appreso dalla lunga meditazione delle opere di Marx e di Engels. Solo nel 1895 egli pubblicherà il primo dei suoi famosi saggi sulla concezione materialistica
3) A. LABRIOLA, Lettere a Engels, Roma, Editori Riuniti, 1949, p. 142.