Rassegna storica del Risorgimento
LABRIOLA ANTONIO
anno
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1989
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pagina
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Antonio Labriola
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della storia.
Molto si è scritto sulle ragioni del passaggio di Labriola al marxismo. Lasciamo parlare, su questo problema così delicato, egli stesso. In una lettera ad Engels del 3 aprile 1890 egli dice di sé: Quando venni a Roma come professore ero un socialista non cosciente e un avversario dichiaraito dell'individuo unicamente per motivi astratti. Studiai poi diritto pubblico, diritto ammimstrativo ed economia politica e, fra il 1879 e il 1880, mi ero già quasi completamente convertito alla concezione socialista, ma più per la concezione generale della storia che per impulso interno di una fattiva convinzione personale. Quindi il testo della lettera, alludendo agli anni successivi, prosegue così: Un avvicinamento lento e continuo ai problemi reali della vita, il disgusto per la corruzione politica, il contatto con gli operai hanno poi a poco a poco trasformato il socialista scientifico in ab strado in vero socialdemocratico.4)
Nel 1872 Labriola collaborò a giornali di area liberale come il Piccolo di Napoli, L'Unità nazionale di Bologna e La Nazione di Firenze. In questo momento egli era certamente .un moderato, che collaborava strettamente, in particolare, con Ruggero Bonghi. Nel suo saggio su Socrate (del 1871) aveva sottolineato l'importanza di un metodo per cui la vita è ricerca, le azioni e i concetti convergono (la virtù è conoscenza), la pedagogia si fonde con la politica. Di fatto, a partire.dal 1874 in poi, e via via in modo sempre più chiaro e deciso, in Labriola svolgimento politico e attività d'insegnamento vennero a coincidere; maturò così il lento trapasso dal moderatismo al radicalismo e, finalmente, al socialismo; tuttavia, ancora nell'ottobre 1874 egli sarà a Bologna per collaborare alla campagna elettorale dei liberali moderati, scrivendo sul giornale II Monitore, anche se, come confesserà più tardi, senza alcun entusiasmo.
Il 10 febbraio 1877 annunciò a Spaventa di stare per diventare socialista e di fare lezioni agli operai sui diritti e sui doveri. Nel 1877 assunse la direzione del Museo di istruzione e di educazione, fondato a Roma due anni prima da Ruggero Bonghi, cercando di farne uno strumento efficace per risolvere l'importante problema della preparazione dei maestri elementari. E alla scuola popolare egli guarderà sempre con attenzione, come al punto cruciale di una trasformazione democratica della società. Nel discorso pronunciato a Temi il 16 dicembre 1888 dal titolo Per una democrazia militante, dirà: La scuola popolare è il mio vero ideale, senza di essa non avremo democrazia, cioè amministrazione consapevole, giudice popolare, uguaglianza morale.
Tra il 1879 e il 1881 studiò gli ordinamenti scolastici di altri Paesi d'Europa, facendo anche un viaggio di studio in Germania. Piano piano si andava spostando su posizioni sempre più radicali, parlando di restrizioni della proprietà privata e di intervento dello Stato in economia.
4) ofr. anche C. VIGNA, Le origini del marxismo teorico in Italia, Roma, Città nuova, 1977, p. 27.