Rassegna storica del Risorgimento
LABRIOLA ANTONIO
anno
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1989
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pagina
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300
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300 Gian Biagio Furiozzi
Alle elezioni politiche del 1886 fu proposta una sua candidatura nel collegio di Perugia, nella lista dell'opposizione radicale e progressista, ma la cosa non andò in porto. Nella primavera del 1888 scrisse degli articoli sul Messaggero di Roma, al quale collaborava anche Andrea Costa, occupandosi della crisi edilizia e sostenendo la necessità che il Governo assicurasse l'occupazione degli operai. Fu nominato presidente dell'associazione irredentista Giovanni Prati e, in questa qualità, combatté la Triplice Alleanza.
Un documento significativo del suo processo di avvicinamento al socialismo è il discorso Del socialismo da lui tenuto a Roma il 20 giugno 1889 al Circolo operaio romano di studi sociali, dove gli era stato chiesto di commemorare la Comune di Parigi. Alcune settimane prima gli studenti universitari di destra avevano interrotto con manifestazioni di protesta un suo corso sulla Rivoluzione francese.
Nell'ottobre del 1890, insieme a Filippo Turati, inviò un indirizzo di saluto al Congresso di Halle della socialdemocrazia tedesca. In esso, dopo aver indicato la funzione della socialdemocrazia tedesca, definita iniziatrice ed educatrice della nuova storia e avanguardia del proletariato militante , si diceva che il proletariato militante procederà sicuro sulla via che conduce diritto alla socializzazione dei mezzi di produzióne e all'abolizione del presente sistema di salariato, confidando solo nei suoi propri mezzi e nelle sue proprie forze e che occorreva, infine, cambiare nei fondamenti l'assetto economico della convivenza sociale.S)
Sempre nel 1890, iniziò il carteggio con Engels, continuato fino al 1895, anno della morte di questi. Oltre che con Turati, entrò poi in relazione con molti dirigenti del socialismo internazionale, come Kautsky, Adler, Liebknecht, Bebel, Lafargue, Ellenbogen e collaborò con le principali riviste tedesche. Stendendo, in una corrispondenza per il Sozìàl-demokrat, il bilancio di ciò che era accaduto in Italia il 1 maggio 1890, Labriola si disse più che soddisfatto per il risultato ottenuto, anche se si era riusciti a mobilitare poche forze operaie; ma il tragicomico terrore, scrisse, della borghesia italiana per lo spettro della rivoluzione, che si aggirava di nuovo per l'Europa, aveva contribuito a dare rilievo ad una manifestazione che altrimenti sarebbe forse passata inosservata. In particolare egli condivise la nuova parola d'ordine, lanciata al Congresso internazionale di Parigi dell'anno precedente, sulla giornata lavorativa di otto ore, intuendo subito il potenziale strategico che essa racchiudeva, non solo per i Paesi più avanzati nello sviluppo capitalistico, ma anche per un Paese come l'Italia che aveva bisogno di un movimento aggregatore di forze sociali omogenee per decollare dalla sua storica arretratezza.6)
5) si veda E. GARIN, voce Antonio Labriola in F. ANDREUCCI-T. DETTI, // movimento operaio italiano. Dizionario biografico, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 29.
6) Cfr. V. GERRATANA, Antonio Labriola e l'introduzione del marxismo in Italia, in AA.VV., Storia del marxismo. II. Il marxismo nell'età della Seconda Internazionale, Torino, Einaudi, 1979, p. 643.