Rassegna storica del Risorgimento
LABRIOLA ANTONIO
anno
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1989
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pagina
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305
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Antonio Labriola 305
materialismo storico debba intendersi come filosofia, e meglio ancora come Lebens und Weltanschauung.1** In altre parole, per Labriola la concezione materialistica della storia era la- concezione che più di ogni altra si era mostrata in grado di fornire uno schema interpretativo dell'intero complesso dell'operare umano.19) In questo senso, egli si mostra sempre pronto a dare la massima importanza, accanto alla passione politica, alla profonda riflessione teorica, all'esercizio critico della ragione, a quanto la ricerca scientifica ha da insegnare per la fondazione e lo sviluppo dell'azione. È significativo, a questo riguardo, quanto, nel 1898, egli scrisse a Karl Kautsky, certo di incontrare il suo consenso: Un Marx giovane stuellerebbe, con modestia, la logica nelle opere di Wundt ?i Così, se la premessa chiave della filosofia della prassi di Labriola, ha osservato Andrew Arato,21) sembra collegarlo a Plechanov, la differenza nei confronti dell'interpretazione tecnologica e antiteleologica della produzione di Plechanov è evidente; infatti per Labriola, come per Marx, ogni lavoro è inseparabile dall'attività mentale e dalla sua dimensione sociale.
Antonio Labriola contrastò con forza quella esplosione intellettuale di fine secolo nota come la crisi del marxismo , che ebbe come principali protagonisti Bernstein in Germania, Sorel in Francia, Croce e Merlino in Italia; egli si schierò vivacemente contro la crisi e ruppe pubblicamente i rapporti, anche personali, con i suoi promotori, con un atteggiamento di assoluta intransigenza che può sembrare sorprendente in uno spirito critico come il suo. Inizialmente ebbe un atteggiamento di ostentata indifferenza con il quale definì una pochade le prime manifestazioni della polemica revisionistica e i primi clamori intorno alla crisi, poi cedette il posto ad un profondo scoramento, inframmezzato da violenti scalti d'ira, assai spesso epistolari.
Il fallimento delle speranze riposte in Croce, la defezione di Sorel, l'apostasia di Bernstein furono fatti che lo colpirono nel profondo. Gli ortodossi tedeschi gli apparvero piuttosto come i conservatori di una tradizione che non come i consapevoli eredi di Marx ed Engels. Così egli finì col prendere atto che si era verificata una pausa nella marcia del socialismo e quindi nello sviluppo del marxismo. La sua attività scientifica si ridusse e aumentarono gli sfoghi epistolari e le discussioni nei caffè
'*> A. LABRIOLA, Discorrendo..., effe-, pp. 177-17-8. Sui rapporti tra Sorel e Labriola si sofferma F. Bozzi, II mancato incontro ira Sorel e Antonio Labriola, in AA.W., Georges Sorel. Studi e ricerche, Firenze, Olschki, 1974. V. anche G. B. FURIOZZI, Georges Sorel e Antonio Labriola, in Nuovi Studi Politici, 1986, n. 4.
8) In questo senso S. POGGI, Introduzione a Labriola, Bari, Laterza, 1982, p. 96.
20) A. LABRIOLA, Scritti filosofici e politici, a cura di F. SBARBERI, Torino, Einaudi, 1973, p. 993.
21) A. ARATO, L'antinomia del marxismo classico: marxismo e filosofia, in AA.W., Storia del marxismo, cit., p. 714.