Rassegna storica del Risorgimento

LABRIOLA ANTONIO
anno <1989>   pagina <307>
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Antonio Labriola
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Croce, sarebbe stata duramente censurata da Gramsci, è in coerenza con tutto ciò. A chi gli chiedeva quale fosse la migliore pedagogia nei con­fronti di un indigeno della Papuasia, Labriola aveva risposto: Provvisoria­mente lo farei schiavo .25>
Come è stato osservato, Labriola non sfuggiva alle certezze del secolo XIX, prima di tutte quella del progresso, legata all'idea della storia che non poteva procedere per salti ma solo per tappe successive. Se il papuano doveva diventare in primo luogo schiavo, l'Italia, per la sua storia, non poteva che trovarsi a fianco delle nazioni più attive nel momento dell'espansione del capitalismo, che avrebbe determinato l'entrata nella civiltà di tutti i popoli della storia. Poi sarebbe venuto il tempo del socialismo. Occorreva però anche una classe, la borghesia, consapevole del ruolo che le era stato assegnato.26*
È difficile, ha scritto Gaetano Arfè con qualche ragione, considerare un socialista e un marxista esemplare chi propone l'espansione coloniale come primo atto libero e cosciente della nazione italiana nella politica mondiale; e questo senza neanche domandarsi, alla luce del puro realismo, se davvero le sabbie libiche costituiscano quella terra promessa di cui parlavano, e ancor più parleranno in seguito, giornalisti appositamente assoldati. L'antirevisionismo di Labriola, sempre per l'Arte, si rivela a questo punto povera cosa. Si può anche dire, a titolo di giustificazione, che in lui si riflette la carenza propria di tutto il socialismo della Seconda Internazionale di fronte al fenomeno dell'imperialismo. Ma non si può non ricordare che, nella stessa occasione, uomini anch'essi necessariamente ignari delle tesi leniniste sull'imperialismo formulate parecchi anni dopo come Turati, Costa, Bissolati e Salvemini, scrissero cose molto dure contro la ventilata impresa di Libia.27*
Quando Labriola morì, il 2 febbraio 1904, dopo un'operazione alla gola, la Neue Zeit pubblicò un necrologio non firmato, ma scritto da Franz Mehring, nel quale si rendeva omaggio a colui che veniva definito come capo spirituale del socialismo italiano e uno spirito libero e indipendente che non poteva essere definito un marxista ortodosso.28* Anche la Critica sociale pubblicò un necrologio, scritto da Filippo Turati, nel quale però veniva ridimensionato il ruolo di Labriola nello sviluppo del movimento socialista italiano. Turati rendeva anch'egli omaggio allo spirito più dottamente critico che abbia mai onorato il socialismo ita­liano , ma aggiungeva che la natura essenzialmente critica del suo ingegno non lo lasciò essere un militante del partito, nel senso compiuto della parola, né un elemento cooperante alla nostra azione positiva, della quale
23) A. GRAMSCI, Quaderni del carcere, voi. II, Torino, Einaudi, 1975, p. 1366.
) C. OTTAVIANO, op. cit., p. 328.
27) G. ARPE, op. cit., pp. 92-93.
28 Neue Zeit, XXII, 1903-1904, voi. I, pp. 585-588.