Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI PIEMONTE SEC. XIX-XX; GIORNALI CATTOLIICI PIEMONTE SEC
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1989
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317
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. Industrializzazione e progresso in Piemonte 317
quando se lo ponevano, il loro giudizio era spesso pessimistico. Il nuovo modo di vivere aveva sollecitato nuovi appetiti, nuovi bisogni non sostenuti da una salda morale. Così le possibilità intravviste si erano tradotte in un'ansia di arricchimento, in una corsa verso nuovi consumi, nell'invidia e nel livore degli esclusi, in una frenesia che aveva reso tutti, e soprattutto i giovani, più infelici.
Hanno dunque ragione coloro i quali, ubbidienti soltanto alla fede e alla superstizione, addebitano al progresso e alla civiltà tutti i guai che travagliano la moderna umanità?
Pochi oserebbero affermarlo, confortandolo con qualche solido argomento.
La scienza indubbiamente ha affinato i gusti, perfezionate le comodità, moltiplicati i godimenti, soppressi molti pregiudizi; ma bisogna pur riconoscere che tutto ciò è caduto in un ambiente mal preparato, ed ha servito a svegliare appetiti e desìderii insaziabili, cupidigie violente e colpose.
La gioia di vivere dalla maggior parte è ormai intesa soltanto come l'appagamento di tutti i desiderii materiali, la soddisfazione di tutte le cupidigie [...].
La smania del denaro ha preso un po' tutti: nessuno più si appaga del proprio stato. Ci siamo creati una infinità di bisogni, di necessità e di doveri sociali, ai quali pochi sanno resistere.
E il peggio si è che la gioventù va perdendo il suo carattere giocondo e spensierato: essa pure, appena affacciata alla vita, comincia a sentir il tormento delle cupidigie e delle ambizioni [...]
E soprattutto i giovani dovrebbero persuadersi che alla vita rapida, agitata, angosciosa, febbricitante, è di gran lunga da preferirsi la vita tranquilla, serena, operosa di quegli umili e solitarii virtuosi che della bontà dell'animo fanno la più preziosa di tutte le doti.23)
La Stampa era filogiolittiana e favorevole all'industrializzazione, e Frassati, vicedirettore dal 1893 e direttore dal 1899, si era formato nel clima scientista e tardo positivista di fine Ottocento. Egli muoveva dall'assunto che l'avvenire del paese, la sua specializzazione e l'evoluzione delle istituzioni civili, si giocassero sullo sviluppo delle industrie e dei traffici.24) E tuttavia La Stampa rifletteva spesso il confuso malessere della piccola borghesia di fronte al cambiamento in atto.
La paura delle novità, la vocazione 'imanistica e la rettorica nazionalistica della piccola borghesia stavano riprendendo il sopravvento. La fiducia positivistica nell'evoluzione delle istituzioni civili e del sistema economico non era riuscita a fugare del tutto l'idealizzazione dell'Italia rurale e artigiana, dei piccoli produttori e delle virtù municipalistiche, che ancora a fine Ottocento prevaleva nei giornali, nella scuola e nei cenacoli culturali. Ma, soprattutto, essa non aveva retto ai traumi sociali e alla logica conflittuale e competitiva dell'industrializzazione.25)
23) La gioia di vivere, di Patrìzio Patrizi, La Stampa, 23 settembre 1898.
24) Storia della stampa italiana, a cura di V. CASTRONOVO e N. TRANFAGLIA, voi. Ili: La stampa italiana nell'età liberale, Bari, Laterza, 1979, p. 266. Su La Stampa si veda anche V. CASTRONOVO, La Stampa di Torino e la polìtica interna italiana (1867-1903), Modena, Società Tipografica Editrice Modenese, 1962.
25) Storia della stampa italiana, cit,, voi. Ili, p. 226.