Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI PIEMONTE SEC. XIX-XX; GIORNALI CATTOLIICI PIEMONTE SEC
anno <1989>   pagina <328>
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Renata Altìo
virtù, quando tutto ciò che conduce a godere, ad arricchire, costituisce il mezzo e Io studio principale in che si travaglia la società, come mai si potrà dire di aver progredito? [...].
Sì: la Chiesa è amica del progresso; ma del progresso scientifico che conduce le scienze tutte a rendere omaggio al Dio d'ogni sapienza, Gesù Cristo; del progresso morale che invita e guida tutte le genti ad ingentilirsi e divinizzarsi nella morale cattolica; del progresso sociale che vuole per tutti i popoli, non la licenza, il libertinaggio e la corruzione epicurea, ma la libertà dei figliuoli di Dio, l'equità discreta che rende a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Del resto la Chiesa non ha che lacrime e preghiere per coloro che, profanando la parola progresso, spingono ed effettuano la marcia della società a desolante rovina .43)
Oltre all'avidità, all'eccesso, alla frenesia alimentati dalla vita moderna e denunciati anche dai liberali, i cattolici sollevano il problema sociale e sottolineavano come le innovazioni tecnologiche non avessero migliorato la vita dei lavoratori, anzi.
Sì, la libertà e la civiltà, effetti già di molteplici e assidue virtù, sono indub­biamente sorelle del benessere; ma né vera civiltà né libertà vediam reggere la nostra generazione [...]. Ah! si vanti essa, e ben a ragione, dell'immense sue industrie, delle sue meravigliose applicazioni scientifiche, degli ardui problemi che il suo genio ardito ha sciolto, ma qui si fermi e lealmente convenga che molte e profonde sono le piaghe che nascondono questi allori. L'aspetto della sua civiltà c'impaura; è tutto sproporzionato, la testa del gigante schiaccia il tronco del fanciullo [...]. Si lavora e molto; grossi capitali sono accumulati in pochi anni, nomi ieri oscuri suonano oggi pomposi sinonimi d'ingenti ricchezze; ma entriamo in quelle officine popolate come città, ove assorda il rumore incessante di mille ruote che girano, ove l'occhio si perde in cento macchine che s'intrecciano e si confondono; che vediamo chine su quei telai? Facce di ragazze consunte da un lavoro superiore alle loro forze; tendiamo l'orecchio e tra il frastuono sentiamo il mormorare del malcontento, e, fuori all'aperto, alzarsi minaccioso il socialismo che conta le vite che vi si struggono e invita alla rivolta. Vuol dire benessere generale questo? .**>
Talvolta il malessere psicologico dei cattolici esplodeva in un'invettiva contro la barbarie del progresso:
Prima d'ora il mondo, a sentire i civili rivoluzionari, non era stato che un focolare di ignoranza e di barbarie. Gli uomini, tutti rozzi ed ignoranti, erano stati fino alla metà del secolo decimonono la negazione del progresso e della civiltà [...]. Tenetevi la vostra civiltà barbara, il vostro progresso retrogrado, ci stringeremo sempre più alla Chiesa ed al Vicario di Gesù Cristo, perché qui unicamente si trova il vero progresso, la vera civiltà .45)
43) // progresso sociale e la Chiesa, non firmato, // Rocciamelone, 4 settembre 1897.
44) L'età moderna e la felicità, firmato: E. D. P, L'Italia Reale - Corriere Nazionale (quotidiano cattolico di Torino, fondato nel 1873), 10-11 ottobre 1899. L'articolo faceva seguito ad un intervento di Gina Lombroso sul problema della felicità, pubblicato alcuni giorni prima ne La Stampa.
45) Civiltà e progresso, non firmato, L'Italia Reale - Corriere Nazionale, 14-15 ago­sto 1897.