Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI PIEMONTE SEC. XIX-XX; GIORNALI CATTOLIICI PIEMONTE SEC
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1989
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Renata Alilo
Tutto ciò faceva sì che nelle città aumentasse sensibilmente il numero dei suicidi, degli alcoolizzati, dei pazzi, dei nevrastenici e degli isterici, oltre che dei tubercolosi. La civiltà poi, nel suo complesso, risultava responsabile dell'incremento notevole di alcune malattie. Oltre alle affezioni nervose, sarebbero cresciute col crescere della civilizzazione, la miopia, la sensibilità al dolore, la carie, le cattive digestioni e la calvizie. Malattie tutte dovute all'eccessiva accelerazione dei ritmi della vita e all'eccesso di stimoli.62) L'inurbamento preoccupava soprattutto, perché portava alla promiscuità, al disinteresse per la religione, alla contestazione dei buoni vecchi precetti contadini. Quando i giovani andavano in città perdevano ogni timore reverenziale verso il sacro e i suoi ministri. E ormai gli stessi contadini erano contagiati dalla febbre della modernità:
Il contadino d'oggi non è più quello di ieri, pacato e inoffensivo [.], con bisogni pochi, per non dir nulli, non roso da invidie né da passioni, egli traeva la sua vita patriarcale, alternando le fatiche dell'aratro e della vanga, colle quiete serate au coin du feu, nei rigori e nel forzato ozio d'inverno.
Oggi il villico non s'appaga più di così poco. Ha veduto il mondo, letto i giornali, sentita la parola ardente dei demagoghi; ha conosciuti i diritti dell'uomo, considerato il fasto provocante dei ricchi, e fatti dei confronti colla sua semplicità. E ha domandato a se stesso, senza trovarlo, il perché delle disuguaglianze. Da quel giorno egli è diventato infelice, primo passo per diventar ribelle. Signori, sapete perché? Il contadino d'un tempo era felice, perché cristiano, e profondamente cristiano. Illibati i costumi dei giovani, inviolato il talamo, santa l'autorità paterna, rispettata la roba altrui. Era la fede in un premio senza fine alle dure fatiche di un giorno, era il vedere in Dio il padre; era il rassegnarsi ai suoi voleri, il ricevere tutto dalla sua mano in pace, che rendeva lievi il lavoro e le disdette.
Venne il giorno malaugurato, in cui il soffio della modernità irruppe tra i semplici costumi del campo, e vi portò tutti i mali della progredita vita cittadina, i febbrili desiderii di piaceri, l'odio della fatica, la corruzione, lo scetticismo J.63)
L'anonimo collaboratore del Rocciamelone respingeva l'accusa di oscurantismo, anzi, ascriveva alla Chiesa il primato nella rivendicazione dei diritti umani e nella concezione del vero progresso, quello morale. L'errore dei contemporanei era invece quello di fare le cose a mezzo o di guastarle: si istruisca il popolo, ma gli si educhi anche il cuore; gli si additino i diritti, ma gli si facciano comprendere ed amare i doveri;
stato di spossamento e di esaurimento, e questo a sua volta, l'effetto dei costumi contemporanei, del turbinio della nostra vita attivissima, del numero straordinariamente aumentato delle impressioni dei sensi e dei controeffetti organici, vale a dire percezioni, giudizi e impulsi di attività che oggi si affollano in una data unità di tempo {op. cit., voi. 1, p. 82). Anche per Nordau la vita in città era deleteria: L'abitante delle grandi città, anche quello ricco, circondato dal lusso più ricercato, trovasi continuamente esposto a sfavorevoli influenze che diminuiscono le di lui forze vitali al di là della misura inevitabile. Egli respira un'aria satura dei prodotti derivanti dal mutamento delle sostanze, mangia cibi avvizziti, inquinati, sofisticati, si trova in uno stato di continua eccitazione nervosa {ivi, p. 69).
fi?) Malattie dovute alla civiltà, di P. A., La Valsusa, 19 marzo 1910.
) Verso un miglior avvenire nell'economia, non firmato, // Rocciamelone, 1 giugno 1901.