Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI PIEMONTE SEC. XIX-XX; GIORNALI CATTOLIICI PIEMONTE SEC
anno <1989>   pagina <341>
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, Industrializzazione e progresso in Piemonte 341
peggiora, da un altro, le condizioni di quelli che essa, ischiavendo ed abbrutendo, associa alle proprie funzioni produttrici sotto l'impero del Dio capitale.
Ora non si tratta per gli operai di distruggere le macchine, ma di impadronirsene per metterle poi al servizio della collettività.
Grazie tante! ma, cosi facendo, essi andrebbero in prigione! Sarebbero consi­derati come ladri.
Adagio, adagio. Qui non si tratta di portar via individualmente la roba a Tizio, a Caio, a Sempronio.
L'impossessamento delle macchine da parte dei lavoratori non potrà farsi che legittimamente per mezzo della conquista dei pubblici poteri, come fatto di utilità sociale.
Sarà una legge dello Stato che dichiarerà di proprietà collettiva questi strumenti di produzione.
Così cesserà il monopolio dei mezzi di produzione e questi grandi mostri di acciaio, che oggi seminano la miseria e la sventura, diverranno i grandi benefattori del genere umano >>Mì
Analogo era il ragionamento del Lavoratore Novarese: La macchina, che ora, arricchendo la società, diffonde la miseria e la disperazione fra i lavoratori, rappresenta una crudele contraddizione, che un giorno parrà e sarà intollerabile . Intanto, però, era mutile lottare contro la macchina, che era l'elemento propulsore della rivoluzione in atto; così come era inutile rimpiangere i bei tempi andati e sognare impossibili ritorni al passato, ignorando che esso è passato appunto perché eravi la ragione economica perché passasse, ossia perché l'economia della produzione reclama mezzi di lavoro più perfezionati e potenti.78)
Nel 1908 Lotte Nuove, periodico socialista di Mondovì, sostenne che l'opposizione, anche violenta, degli operai all'introduzione delle macchine in fabbrica corrispondeva ad una fase primitiva del movimento operaio, nel corso della quale la macchina era vista dai lavoratori come nemica perché comportava disoccupazione. Nello stesso periodo i liberisti ad ogni costo, gli apologisti della concorrenza senza quartiere, gli adoratori impassibili delle leggi economiche che debbono, senza artifizio di leggi, di associazione di resistenza, livellare i costi, i prezzi, i salari , tutti costoro intendevano utilizzare le macchine come una grande catapulta contro le organizzazioni operaie per dar vita ad un'economia del lavoro, dove l'uomo è lo schiavo della macchina e la macchina non lavora che a profitto dell'industriale.
A giudizio di Lotte Nuove, che seguiva l'evoluzione del pensiero socia­lista sul tema dell'industria,79) si era allora entrati in una fase successiva,
77) La questione delle macchine, non firmato, La Campana, 7 luglio 1906.
7 // compito rivoluzionario della macchina, non firmato, // Lavoratore Novarese, 19 dicembre 1896.
79) 1 socialisti riformisti vedevano allora nella formazione di una moderna borghesia industriale la premessa indispensabile per la costituzione di una forte e cosciente classe operaia (A. AQUÀRONE, L'Italia giolittiana (1896-1815), Bologna, 11 Mulino, 1981, p. 195). Ma non erano solo i riformisti a considerare positivamente l'azione della borghesia imprenditoriale del Nord. Scriveva infatti Arturo Labriola nel 1902: in realtà, soprattutto nel triangolo fra Milano e Torino, dove tutto era operaio, e il