Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI PIEMONTE SEC. XIX-XX; GIORNALI CATTOLIICI PIEMONTE SEC
anno
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1989
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pagina
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Renata Alilo
nella quale fra gli interessi supremi dell'industria e dell'organizzazione operaia deve intervenire un modus vivendi che permetta agli uni e agli altri di coesistere vicini, senza violenze reciproche. E citava in proposito il caso dei portuali di Genova, che non si erano opposti all'introduzione delle macchine perché essi sentono che fermare il corso del progresso ed arrestare lo sviluppo del massimo porto d'Italia sarebbe non solo un'utopia ma un errore colossale, e tuttavia tentavano di far in modo che la macchina non li privasse dei vantaggi che avevano fino ad allora conquistati, affinché l'organizzazione operaia non sia un ostacolo al progresso così come la macchina non sia una nemica dell'uomo .**>
Nel 1910 L'Idea Nuova tornò ancora una volta sul problema della disoccupazione crescente e, per far fronte al malessere sociale e generalizzare i benefici delle macchine, ribadì la necessità di rendere la collettività dei lavoratori organizzati proprietaria dei mezzi di produzione:
I progressi del meccanicismo sono costanti, stupefacenti, sconcertanti. Leggete i giornali; ogni giorno viene annunciata l'invenzione di nuove macchine, le quali compiono il lavoro di centinaia d'operai con una precisione tale che non si può uguagliare.
Non è molto tempo, è stata introdotta in Europa una macchina americana che confeziona cinquanta paia di scarpe all'ora. Ciò però non impedisce che ci sia della gente che va ancora a piedi nudi.
Ultimamente l'ingeniere (sic) Owens ha inventato una macchina genialissima che sostituisce il soffiatore di vetro nella fabbrica delle bottiglie. Questa macchina produce 15.000 bottiglie al giorno, mentre il soffiatore più capace non arriva a produrne nel medesimo tempo più di 300. Si dice che il funzionamento di detta macchina sia cosa veramente sorprendente; però essa ha privato bruscamente due mila operai del loro mezzo d'esistenza .
L'Idea Nuova prosegue con una serie di altri esempi e conclude dicendo che il processo di sostituzione dell'uomo con la macchina non fa che accelerare:
Ma quando i nove decimi della popolazione rimanessero disoccupati, miserabili, morti di fame a chi venderebbero i capitalisti tutta l'enorme quantità di merci
senso del capitalismo affiorava dappertutto, l'opposizione al turatismo doveva prendere la forma operaia dell'intransigente lotta di classe contro la borghesia industriale. A me la cosa non suonava bene, perché in fondo, quel primo capitalismo italiano era cosa viva e atta a spoltrire il paese. Per me che venivo da un ambiente non solo di antiquato artigianato, ma dove anche l'artigianato era in decomposizione, creando, col suo deperimento, problemi di generalizzata e non decorosa miseria; quel ceto degli imprenditori industriali, specie di Milano, col suo senso degli affari e con la fierezza della sua attività, era simpaticissimo. Proprio alla cosa migliore e più progredita d'Italia dovevamo creare ostacoli? Purtroppo era così'; e se volevamo tirarci in mano una massa, la quale nolente o volente, quando messa in movimento, avrebbe potuto funzionare da catapulta contro l'ammuffita Italia rurale e parassitaria, probabilmente proprio per dare essere ad un capitalismo industriale, del tipo che Milano aveva spontaneamente generato, non dovevamo esitare (A. LABRIOLA, Spiegazioni a me stesso, Roma, Edizioni Centro Studi Sociali Dopoguerra, 1945, p. 118).
0) L'uomo e la macchina, non firmato, in Lotte Nuove ( Giornale socialista settimanale, fondato a Mondovì nel 1902), 21 novembre 1908.
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