Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI PIEMONTE SEC. XIX-XX; GIORNALI CATTOLIICI PIEMONTE SEC
anno <1989>   pagina <344>
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Renata Alilo
secolo un collaboratore del Lavoratore Novarese perfigurò grandi stazioni di produzione che avrebbero fornito energia a 50 o anche 100 chilometri dal luogo di produzione. Dalla nuova schiavitù, conseguente alla situazione di monopolio dell'energia, ci si sarebbe liberati solo con l'avvento del socialismo e con la collettivizzazione dei mezzi di produzione:
fin qui le più vaste applicazioni elettriche telegrafo, telefono, trazione, illuminazione se hanno facilitato gli scambi, le comunicazioni, se hanno soddisfatto dei grandi e nuovi bisogni di civiltà, non hanno invaso direttamente il campo della produzione. L'uomo e il bue sono ancora i principali motori del lavoro agricolo, come le macchine termiche e idrauliche sono gl'immediati motori del lavoro industriale [...]. Ma in questi ultimi dieci anni, mercé la corrente elettrica, fu resa possibile la trasmissione di grandi energie a grandi distanze e i motori elettrici furono così perfezionati, da prestarsi a tutti i bisogni delle industrie .
Di fronte ai motori elettrici, le macchine precedenti avrebbero dovuto cedere il campo:
Quando sarà giunto il tempo di questo profondo ricambio di macchinario, a pochissimi converrà produrre sul posto la corrente elettrica necessaria, come a pochissimi conviene oggi procurarsi con un impianto proprio il gas illuminante o la luce elettrica. Allora lungo i fiumi, dove grandi cadute d'acqua sieno utilizzabili, in mezzo ai distretti carboniferi, nei porti donde oggi si diramano, con grandi spese di trasporto, le provviste di combustibili, sorgeranno colossali stazioni elettriche che dall'acqua o dal carbone trarranno la corrente per spingerla a cinquanta, a cento chilometri all'ingiro, a iUuminare le città, a muovere le officine, a coltivare le terre. Né questo è un sogno; poiché già vanno rapidamente introducendosi i motori elettrici nelle più svariate officine; già cominciano, timide ma promettenti, le applicazioni al lavoro dei campi.
Pochi anni ancora su questa via, e ci troveremo dinanzi al più colossale concen­tramento tecnico che fosse possibile immaginare; quello imperniato su una sola stazione, che domina un'intera provincia, che giorno e notte divora e trasforma l'energia di cascate d'acqua, di tonnellate di combustibile, per riversarla con la rapidità del fulmine in ogni direzione, per distribuirla alle lampade, ai tornii, ai veicoli, agli aratri, ai forni, alle perforatrici, ai telai .
Tale concentramento avrebbe cancellato tutti i piccoli autoprodut­tori di energia e avrebbe fatto dipendere la disponibilità di energia da poche grandi centrali.
La rocca feudale sorgeva nel medioevo meno minacciosa della stazione elettrica del ventesimo secolo: di fronte a quest'unica depositaria della forza motrice d'una regione non si può immaginare una tirannide maggiore se non pensando a qualche potenza misteriosa, che rapita alla terra l'aria respirabile, ve la rimandasse a piccole dosi, a suo talento. I tenuti fili di rame ondeggianti al vento saranno le nuove magiche catene della schiavitù economica.
L'incantesimo non potrà essere rotto che dalla vittoria del proletariato. Quel giorno, dalle solinghe e poderose stazioni sfolgorerà una luce nuova, e sui mille fili correrà nei mondo la buona novella che le forze della natura son domate a beneficio di tutti .*9
83) L'elettricità, di N. Velatri, Il Lavoratore Novarese, 1 dicembre 1899.