Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI PIEMONTE SEC. XIX-XX; GIORNALI CATTOLIICI PIEMONTE SEC
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1989
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pagina
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345
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Industrializzazione e progresso in Piemonte 345
In senso individuale il progresso era solitamente interpretato come crescita culturale e civile. Per i lavoratori progredire era imparare a leggere e scrivere, farsi una cultura, partecipare alla vita politica. Nel 1908 La Campana sostenne anch'essa che la civiltà era una questione morale, ma, evidentemente, morale laica, che in questo caso, risentendo forse inconsciamente di suggestioni anarchiche, pare compendiarsi nel coraggio di perseguire la libertà e l'emancipazione individuale:
Se con questa altisonante parola civiltà si vuol intendere un tal momento della storia in cui si attraversa l'Atlantico in 5 giorni, si fa il giro del mondo in 20 giorni, si percorre 100 chilometri all'ora, si parla in pochi secondi cogli antipodi, o si ammazzano in brevi istanti migliaia di uomini e si compiono tante altre meraviglie di questo o di quel genere voi avete ragione, signori miei, noi siamo civili.
Ma se la civiltà è quel tale complesso di condizioni economiche, morali, intellettuali per cui l'uomo è davvero il dominatore della natura e il facitore della sua storia, in cui egli è una forza spirituale che supera il fatto bruto che Io avvince alla terra, all'ambiente, all'economia del suo tempo e del suo luogo, per affermare la sua individualità noi oggi, signori, siamo barbari.
Insomma la questione è tutta qui: è capace l'uomo moderno le eccezioni ci sono ma non contano di disporre di una tal somma di energia morale da affermare su tutto e contro tutto, su tutti e contro tutti, il suo io come una potenza che non sopporta, che non tollera, né menomazioni, né limitazioni di sorta, in ciò che non offende l'altrui diritto di libertà?! .**)
Anche II Grido del popolo operò una distinzione fra progresso e civiltà, considerando il primo come insieme dei mutamenti tecnologici e la seconda come una questione di emancipazione e miglioramento sociale. Ma, dopo l'esame e il giudizio negativo sull'uso della tecnologia, considerò il valore intrinsecamente positivo delle innovazioni che potevano affrettare il rinnovamento sociale e quindi il miglioramento civile:
II progresso non è la civiltà; esse sono due cose ben distinte, e si tenta invano di gabellare una cosa per l'altra. Il secolo nostro fu detto secolo del progresso, e sta bene, perché l'uomo strappò alla natura una serie interminabile di vittorie scientifiche: vapore, telegrafo, sieri e vaccini, luce elettrica, telefono e via via .
Tutto ciò era servito ad accorciare le distanze e a creare un mercato mondiale, ma di esso avevano approfittato essenzialmente i grandi speculatori ed il potere politico, che era divenuto più forte ed aggressivo.
Il popolo minuto dei lavoratori, estraneo fin qui ai godimenti di tutto questo progresso, subisce per di più, vittima incosciente, tutto il peso dell'odierno militarismo, delle odierne favolose speculazioni.
Ma si può dire civiltà questa? No, no. È troppo feroce ancora la lotta fra uomo e uomo, si son raffinati troppo in questo secolo 1 mezzi di sfruttamento dell'uomo sogli altri [...}. Soltanto le leggi sociali che arrestano il corso della cattiveria umana
84) [M vostra civiltà, firmato: Un solitario, La Campana, 22 agosto 1908.