Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI PIEMONTE SEC. XIX-XX; GIORNALI CATTOLIICI PIEMONTE SEC
anno <1989>   pagina <346>
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Renata Alilo
son vittorie della civiltà: tali in passato l'abolizione della schiavitù, l'abolizione del servaggio feudale. Il secolo che ci darà l'uomo economicamente e quindi moralmente emancipato dall'altro uomo, sarà esso il secolo della civiltà.
Se però il progresso non è civile, egli ne porta i germi in seno.
Come i nuovi strumenti tecnici dell'industria e dell'agricoltura, che il progresso ci porge, preparano per forza naturale di cose, le più perfette forme economiche del­l'avvenire, così il telegrafo e il vapore, prodotti anch'essi del progresso moderno, dan ali al risveglio umano .85)
Solo con gli ultimi anni dell'Ottocento e soprattutto nell'età giolit-tiana, il Piemonte, ed in modo particolare Torino, poterono usufruire di una nuova forza motrice costante e relativamente a buon mercato. Solo allora si mise veramente in moto un rapido processo -di inurbamento ed il passaggio da una società eminentemente agricola ad una industriale, con i rivolgimenti, anche traumatici, che esso comporta. Allora il pensiero positivista era già in crisi. Lombroso ed il folto gruppo dei suoi seguaci, Cognetti de Martiis e il suo laboratorio86) di economia avevano fatto negli anni precedenti di Torino il polo più significativo della scuola positivista in Italia. Ma a fine secolo il positivismo era ormai minato da crisi interne e ripensamenti, nonché dall'aggressione di movimenti culturali esterni e dalla sfiducia crescente nell'evoluzionismo e nelle possibilità della scienza di rispondere ai bisogni dello spirito. Era fatale quindi che il giudizio del mondo della cultura sul cambiamento della vita in atto finisse col-Tessere negativo, che lo stupore e l'entusiasmo per i trovati della tecno­logia lasciassero rapidamente il passo al malinconico giudizio morale sullo scadimento dei valori e sulla meccanizzazione della vita. Gli uomini pro­ducevano di più, e questo faceva felici i liberali e impensieriva i cattolici, mentre i socialisti speravano, prima o poi, di spartire il sovrappiù fra tutti. Ma, intanto, gli uomini non erano più felici, anzi, più il ritmo della vita aumentava, più difficile risultava l'adattamento e maggiore l'inquietu­dine. Gli uomini non erano neppure (più buoni. I problemi, tipicamente economici, del passaggio da una civiltà agricola ad una industriale, dei mutamenti nel modo di produrre, dell'uso di una nuova e per tanti versi entusiasmante fonte di energia diventavano immediatamente un problema morale.
L'elettricità, le automobìli, gli aerei erano meraviglie, talora meraviglie da fiera. Uomini di cultura e gente comune erano affascinati dai portenti della scienza, ma avevano paura delle conseguenze. Piccoli borghesi e proletari restavano a bocca aperta di fronte ai fasti delle grandi espo­sizioni, poi, a casa, in privato, pensavano alle applicazioni, ai cambiamenti che ne sarebbero derivati, e scoprivano che i conti, per loro, chiudevano in passivo. Sarebbero andati a lavorare in tramway, avrebbero avuto la luce in casa, ma il prezzo da pagare pareva talora troppo alto. I vincitori
5) Progresso e civiltà, deputato Gerolamo Gatti, // Grido del popolo, 14 mag­gio 1898.
6) Si noti il termine squisitamente positivistico,