Rassegna storica del Risorgimento

TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
anno <1989>   pagina <369>
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RASSEGNE, DISCUSSIONI E VARIETÀ'
LA TORINO DELLA RESTAURAZIONE*
Il titolo non è polemico, come a tutta prima potrebbe anche sem­brare. Non implica certo indifferenza o disdegno per la storiografìa risor­gimentale, dedicata essenzialmente ai grandi momenti della politica torinese e piemontese, delle istituzioni, della cultura, delle battaglie militari, della diplomazia: ima storiografia che più di una volta è scivolata nell'agio­grafia, nella retorica, perfino nell'ossequio servile verso l'assolutismo dinastico o, peggio ancora, fascista (e basti pensare alle ridicolaggini di un De Vecchi in Val Cismon); ma anche, all'opposto, ci ha dato opere preziose e memorabili, culminate per fare un solo nome nel Cavour e il suo tempo di Rosario Romeo.
Il titolo ci avverte che questo libro si è proposto di illuminare l'altro volto della Torino della Restaurazione, dal 1814 al 1848: il volto rimasto quasi sempre nell'ombra, la storia dei ceti depressi, oscuri, tagliati fuori dalle vicende propriamente politiche, ignari o indifferenti nei con­fronti dei grandi eventi che passavano sulle loro teste, come la rivoluzione del 1821, le società segrete, i dibattiti culturali, le trasformazioni econo­miche, le riforme dei codici, deU'amministrazione, dell'esercito. Questa è la storia in chiave sociale di una realtà sempre trascurata, che è pure esistita, e ha condizionato anche per le sue inerzie, la sua arretratezza, la sua depressione economica la stessa azione delle classi dirigenti. Una minuta rievocazione che metodologicamente si attiene ai più recenti modelli della storiografia francese e anglosassone, particolarmente attenta alla vita di quei ceti che uno studioso d'oltralpe ha definito le classes laborieuses et dangereuses .
Non si tratta di una descrizione in superficie della vita quotidiana, di una petite histoire del costume popolare, ma della documentata analisi di una Torino miserabile, sofferente, incolta con cui il governo, le isti­tuzioni, le classi elevate dovevano pure fare i conti.
Le fonti archivistiche a cui Levra ha attinto sono indubbiamente ricche, e nuove in gran parte; accurate le indagini statistiche e demo­grafiche; scrupolosa l'obiettività del racconto. Ne risulta l'immagine di una città che per riprendere le parole stesse dell'autore può evocare l'andirivieni incessante di una colonia di formiche, sempre in attività per sbarcare il lunario, con tutti i mezzi collaudati da una tradizione antica, leciti o illeciti che fossero . *
Vedi il volume di UMBERTO LEVRA, L'altro volto di Torino risorgimentale (1814-1848), Torino, Comitato di Torino dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, 1988.