Rassegna storica del Risorgimento

TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
anno <1989>   pagina <374>
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Libri e periodici
scorgere con quanta passione, in alcuni momenti con una esplicitazione in lui non consueta, egli affronta un tema di così rilevante incidenza nella vita e nei costumi politici di una nazione (p. 17). All'esame di questo studio, visto alla luce della produzione storiografica più recente, è dedicato il breve saggio di Nicola Tranfaglia, Tra sociologia e storia: la ricerca di Carlo Pischedda sulle elezioni politiche net Regno di Sardegna. Una rilettura (pp. 225-231), in cui viene opportunamente rimarcato come l'indicazione di metodo e i risultati acquisiti dall'autore già in questo che doveva essere il primo volume di un'opera più vasta sul decennio che precede l'unificazione non sono stati raccolti che in maniera assai indiretta e laterale dalla storiografia successiva (p. 225).
Concludendo, non si può che concordare con Talamo quando questi afferma che ciò che deve la storiografia risorgimentale a Carlo Pischedda è rappresentato, quindi, non soltanto dall'attenta e perspicua indagine sull'apparato amministrativo, politico e militare del regno sardo tra la restaurazione e l'unità [...], ma è testimoniato anche dalle esemplari edizioni di fonti curate con la perizia filologica di uno storico autentico. In proposito ci sia consentito ricordare quel che un grande maestro, Delio Cantimori, soleva ripetere a studiosi, giovani e meno giovani, che gli sottoponevano i loro progetti e i loro saggi, e cioè che l'edizione di una fonte condotta naturalmente con gli indispensabili criteri di assoluta scientificità era spesso destinata a durare nel tempo più di molte brillanti interpretazioni (p. 27).
VINCENZO FANNINI
Catalogo della collezione dei sigilli notarili conservata presso l'Archivio di Stato di Bologna (secc. XVI-XIX), a cura di SILVIA NERI, presentazione di Giuseppe Plessi; Bolo­gna, Deputazione di storia patria per le province di Romagna, 1987, in 8, pp. 267, taw. 9. L. 30.000.
Una collezione di sigilli è oggetto quanto meno inconsueto per un libro, almeno in Italia. Questo lo è in particolare trattandosi non di sigilli medievali ma di tipari notarili moderni. È infatti largamente riconosciuta, anche dagli storici del Medioevo, la necessità di poter identificare le impronte, prevalentemente ceree, che corredano sempre i documenti, pubblici e privati. Non è così evidente l'interesse di una collezione di pezzi il cui uso si riferisce a un'epoca nella quale certamente l'aumentata ricchezza delle fonti disponibili e l'innalzamento del numero di alfabetizzati rendono più agevoli i problemi di identificazione delle persone che partecipano alla stesura di un documento o sempli­cemente lo sottoscrivono. Ma, come spiega il curatore del volume, nel Medioevo come in epoche successive, il sigillo può essere letto come espressione di una scelta, personale, collettiva, istituzionale.
Sin da epoche remote, e soprattutto dal Medioevo infatti, un gran numero di persone e di istituzioni si avvalgono per scopi personali, professionali e di rappresentanza di questi segni. La scelta delle figure e delle legende che vi compaiono è ispirata da considerazioni di ordine vario: ideologico, politico, devozionale, religioso, e può certo suggerire allo storico numerose considerazioni sul possessore del sigillo medesimo.
È in base a queste considerazioni che il curatore del volume ha scelto questa collezione di sigilli fra le tante disponibili. La corporazione notarile è, infatti, sin dal Medioevo fra le più importanti sia dal punto di vista economico che per la sua rilevanza negli organismi comunali, anche se queste caratteristiche, largamente documentate, non sì riflettono sempre in una corrispondente rilevanza sociale (ad esempio nelle cerimonie, nelle parate ecc., come ha recentemente rilevato Antonio Pini). Queste considerazioni valgono ancor più per il notariato in epoca moderna quando la corporazione, che si è