Rassegna storica del Risorgimento

TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
anno <1989>   pagina <375>
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Libri e periodici 375
numericamente molto allargata, diviene notevolmente più composita. I sigilli che i notai si fanno incidere per utilizzarli per la loro professione, sono strumenti di lavoro ma anche una delle immagini dì sé che essi offrono all'esterno.
Il catalogo che si presenta, e soprattutto i numerosi indici (iconologico, simbolico, araldico) che corredano il lavoro, ci rimandano un gran numero di immagini religiose, simboliche, politiche, mitologiche e la sicura volontà dei notai, anche dei meno prestigiosi, di caratterizzarsi e spesso di nobilitarsi. Il volume è corredato da un indice biografico e da uno relativo alle località in cui il notaio esercitava la propria professione. I dati contenuti in questi due indici possono utilmente leggersi in rapporto alla tipologia del sigillo utilizzato. Emergono così i legami di certe famiglie notarili per molte generazioni, con alcuni simboli, e sono testimoniate entusiastiche trasgressioni verso l'emblematica rivoluzionaria o quella massonica.
Ci sono i fedelissimi dello stemma che non esitano a far incidere minuscoli emblemi araldici a fianco di quelli rivoluzionari o napoleonici divenuti indispensabili.
Una seppur rapida scorsa delle descrizioni di questi sigilli evoca nello storico una molteplicità di suggestioni. La comprensione del linguaggio delle immagini, come ha ben dimostrato Gombrich recentemente per i simboli della Rivoluzione francese, potrà forse aiutarci anche a meglio comprendere questo ceto notarile.
FIORENZA TAROZZI
Gli Archivi per la storia contemporanea. Organizzazione e fruizione. Atti del Seminario di Studi. Mondovì 23-25 febbraio 1984 (Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Saggi 7); Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1987, in 8", pp. 321. S.p.
La categoria storia contemporanea , è una di quelle di più controversa e difficile applicazione in campo accademico. Se infatti il termine ad quem è unifor­memente ai giorni nostri , l' a quo varia molto, direi moltissimo a seconda della preparazione del docente incaricato dell'insegnamento, ricoprendo spesso parte dei campi delle cattedre di Storia del Risorgimento e Storia Moderna. Vediamo in certi casi il limite iniziale del 1815, più spesso il 1870, talvolta il 1918.
L'ente organizzatore del seminario di studi tenuto a Mondovì dal 23 al 25 feb­braio 1984 è l'Istituto storico della Resistenza in Cuneo e provincia, in collaborazione con gli organi dei Beni archivistici e degli enti locali, e quindi il termine si rivolge all'ambito del nostro secolo. Interlocutori istituzionali degli storici sono gli archivisti e questo volume raccoglie numerose relazioni e interventi suddivisi in varie sezioni: così la prima riassume gli aspetti legislativi e la prassi archivistica con particolare riferimento alla situazione piemontese in generale e della provincia granda in parti­colare, su quel che offrono archivi di Stato, Istituti per la storia della resistenza, ed altri. La sezione della tipologia degli archivi, introdotta da una relazione di Paola Carucci sul carattere della documentazione e i problemi organizzativi che comporta comprende i resoconti di varie esperienze di ordinamenti e di archivi particolari, come quelli dell'impresa Ansaldo, dei sindacati C.I.S.L. e C.G.I.L., dell'Istituto Gramsci di Roma.
Le rimanenti sezioni sono invece dedicate agli Strumenti di ricerca, tipologia ed Uso ed agli Archivi di nuovo tipo. Claudio Pavone analizza ì problemi di metodo dell'ideazione e preparazione di idonei strumenti di corredo a questi archivi, mentre numerosi interventi sono dedicati ad esporre fonti storiche di nuovo tipo, cioè non cartacee: così è (illustrata l'attività della Discoteca di Stato, dell'Archìvio storico