Rassegna storica del Risorgimento
TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
anno
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1989
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pagina
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379
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Libri e periodici
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dell'opera in esame (M. MERIGGI, Amministrazione e classi sociali nel Lombardo-Veneto (1814-1848), Bologna, Il Mulino, 1983). In questa prima pubblicazione, analizzando i conflitti interni della società lombardo-veneta per mezzo del filtro amministrativo e ponendosi ad indagarne le vicende da un'ottica asburgica, privilegiante la longue durée delle modifiche istituzionali, Meriggi aveva gettato ampi squarci di luce su problematiche ingiustamente lasciate nell'ombra dalla precedente storiografia. Le province italiane dell'Impero venivano pertanto a caratterizzarsi come innervate da opposte forze centrifughe nei confronti dell'azione imperiale, indirizzate volta per volta a considerare quest'ultima troppo o troppo poco incisiva nel confronto dei rispettivi parametri di valutazione (costituiti, schematicamente, dalla tradizione autoctona dell 'amministrazione decurionale e dall'esperienza, altrimenti statalizzante, napoleonica). Che nel sostanziale vuoto politico venutosi a creare al seguito di questa situazione fosse da ricercarsi la genesi delle rivoluzioni veneta e soprattutto lombarda, Meriggi in quella sede esplicitamente sosteneva, tratteggiando una complessa vicenda di disagi sociali, nella quale era assente o quasi una convinta rivendicazione del principio di nazionalità. Ma che all'interno di quella stessa tormentata mediazione tra centro e periferia, fossero anche da ricercare le particolarità di svolgimento della ricca vita sociale delle province italiane, al lettore era dato solo intuire, rapportando alla cornice istituzionale delineata da Meriggi alcune tipiche espressioni di effervescenza di quella società.
Ora è lo stesso A. che, ulteriormente tematizzando i risultati della sua precedente ricerca sulla storia amministrativa delle province imperiali e raccordandoli agli studi di storia sociale apparsa in questi ultimi anni, ci offre una visione d'insieme del Lombardo-Veneto che nulla concede alle compressioni interpretative che spesso caratterizzano analoghi lavori di sintesi. La chiarezza espositiva e il saldo impianto architettonico del volume ne fanno invece, oltre ad un indispensabile ausilio didattico, un'opera nuova per molti spunti, dove anche ciò che è già noto e diffusamente analizzato pare acquistare nuove valenze interpretative.
L'impostazione storiografico-metodologica del lavoro è quella stessa che aveva permesso le rilevanti acquisizioni del precedente volume. Il Lombardo-Veneto viene cioè analizzato dall'interno della compagine imperiale, come una tra le regioni, per quanto atìpica, assoggettata alle medesime regole di potere. .In questo contesto pluri-regionale l'amministrazione, intesa come struttura di raccordo tra centro e periferia, svolge funzione legittimante di tutto il sistema. Ed è perciò che la prima parte del volume è dedicata all'esame delle istituzioni del potere, nella loro genesi e nel loro impianto definitivo. Il quadro d'insieme che ne risulta, non discostandosi nel complesso dall'analisi precedente, schiude nuovi spunti problematici. Se infatti si ribadisce il carattere compromissorio delle soluzioni organizzative adottate dall'Austria nei confronti delle aspettative dei sudditi lombardo-veneti, e si ribadisce inoltre l'incapacità vuoi per orientamento personale dell'imperatore, vuoi per l'impossibilità di addossarsi i costi di gestione di perseguire il processo di statalizzazione attuato daU'arnrainistrazione napoleonica e favorito dai nuovi ceti che in questa si erano identificata, il versante dell'autogoverno territoriale e le caratteristiche qualitative dell'amministrazione asburgica sono oggetto di ulteriori approfondimenti. In primo luogo, considerata la logica dualistica di marca ancien regime che fa da sfondo alla genesi delle restaurate rappresentanze territoriali. Meriggi delinea compiutamente l'ambigua commistione-di tratti arcaici e nuovi che informa la struttura del governo comunale, specie nel suo originario modello di pianura. Il ripristino da parte dell'Austria dell'autogoverno locale nella sua matrice teresiana comportava infatti, per il centro, un surrogato formale all'avvenuta eversione della signoria fondiaria nelle province italiane, al fine di garantire l'intelaiatura dì base della vita associata. Ma per i diretti interessati, i grandi proprietari che si spartivano la gestione del territorio, la soluzione risultava più efficiente e funzionale di quella operante nelle periferie austro-boeme. Al pari di queste province, infatti, l'autogoverno