Rassegna storica del Risorgimento
TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
anno
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1989
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pagina
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380
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locale permetteva l'istituzionalizzazione di un dominio che aveva innanzi tutto un fondamento sodale; ma eliminava i pesanti oneri finanziari esclusivi, addossando all'intera popolazione comunale, fosse o meno possidente, il costo di queste rinnovate prerogative di potere. L'aspetto conservatore che, salvo poche e rilevanti eccezioni, gravò nel corso dell'Ottocento sulle richieste di autonomia locale, si carica con quest'analisi di nuove e redditizie prospettive.
Dal punto di vista delle modalità di esercizio del potere amministrativo e del Quid individualizzante che ne caratterizzava l'attività, va invece sottolineato l'accento ohe Meriggi in questa sede pone sui poteri di polizia. Ancora una volta, non adagiandosi sulla retorica di tante interpretazioni soverchiamente anticipatrici, Meriggi spiega la rilevanza della polizia nell'ordinamento austriaco come naturale correlato all'abbandono del dinamismo proprio al precedente modello napoleonico. Non quindi struttura d'eccezione, posta in essere per soffocare fronde liberali e cospirative, ma punta di diamante e sintesi emblematica di ima specifica concezione dell'attività amministrativa, che ricalcava, secondo moduli tipici di'ancien regime, il prototipo giurisdizionale. La deresponsabilizzazione dei singoli funzionari, attuata sia tramite la struttura collegiale degli uffici sia con l'ampia gamma di opportunità offerta dall'ordinamento dì impugnare le decisioni amministrative, rispecchiava infatti la concezione di un potere che, a differenza di quello napoleonico, si poneva come obiettivo la conservazione dello status quo piuttosto che la sua eversione; e che, dal lato della tecnica legislativa, privilegiava misure di controllo piuttosto che di intervento. Il ruolo svolto dagli apparati di polizia nella vita del Lombardo-Veneto va quindi anch'esso ricollegato all'allentamento delle maglie amministrative proprie del precedente regime. E come tale viene soggettivamente percepito. Rispetto alla formula governo-amministrazione , sulla quale s'erano scontrate le diverse componenti sociali della Repubblica italiana e del Regno italico, l'Austria sostituiva la prassi, per tutti opprimente, di giustizia e repressione.
Che tale visione scarsamente attraente dell'amministrazione asburgica derivi in prima istanza dalle strutture sociali delle due regioni, rinnovate dalle riforme napoleoniche, è quanto sembra doversi ricavare dall'analisi della società civile, che Meriggi compie partendo da un prezioso memoriale degli anni '30 dovuto alla penna di Cari Czoernig. All'emancipato e intelligente funzionario dell'apparato asburgico, la società lombardo-veneta, nelle sue distinte componenti, appariva unitariamente contraddistinguersi per accentuate punte di individualismo e materialismo, del tutto distaccate dai moduli corporativi delle province ereditarie.
Ma l'imperfetta omologazione del Lombardo-Veneto al resto dell'Impero stava a significare solo parzialmente un imborghesimento più sostenuto. In realtà, come dimostra con ricchezza di argomentazioni questo volume, essa sottintendeva più che altro un processo di modernizzazione, in termini produttivi e di mentalità, che non riusciva però a scalfire le egemonie sociali della tradizione. L' aristocrazia del denaro , la classe dirigente individuata da Czoernig nel suo rapporto, non era certo costituita dai nuovi ceti emersi con la parentesi rivoluzionaria. Racchiudeva invece le tradizionali aristocrazie cittadine, le quali, anche perché definibili in termina di patriziato, esercitavano forme di dominio incomprensibili a chi ddentfìcava l'essere nobile con la feudalità. Aperta alle innovazioni produttive, praticante forme anomale di strategie familiari (finalizzate innanzi tutto a mantenere inalterata la propria consistenza patrimoniale), la nobiltà lombarda e veneta trasferiva sul terreno sociale quell'egemonia che altrove si sostanziava ancora di privilegi giuridici e di paramenti cetuali. L'effettiva mancanza di un ceto imprenditoriale non succube al predominio, materiale e ideale, dell'asse fondiario fa giustìzia infatti di tante interpretazioni eccessivamente idealistiche riguardo ad una borghesia in ascesa che avrebbe dovuto distinguere l'età risorgimentale in Veneto e in Lombardia. Se borghesia ci fu, come nota acutamente Meriggi e come del resto è dato ricavare riflettendo per esempio sulle vicende biografiche di un Carlo Cattaneo, questa venne a comprendere