Rassegna storica del Risorgimento

TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
anno <1989>   pagina <381>
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Libri e periodici
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il mondo dei professionisti, dei tecnici, dei laureati, un cuneo medio-borghese con interessi diversi rispetto alle aristocrazie possidenti e commerciali. Emersa dal processo di scolarizzazione e dalla liberalizzazione delle professioni attuate in epoca tardo-sette­centesca e napoleonica, erede delle idealità del ceto dei funzionari del precedente regime, fu questa la componente che segnò in termini oggettivamente borghesi la società d'allora. Ma la sua subalternanza sociale segnata a partire dagli anni '30 da endemiche forme di disoccupazione intellettuale non può farne certo la struttura di vertice dell'imborghesimento della società.
Il quadro variegato delle figure sociali muoventesi sullo scenario lombardo-veneto trova pertanto la sua pertinente definizione in termini di problematiche dinamiche sociali che non riescono però ancora ad incidere sugli assetti economici. Ed è quanto infine viene confermato dalla presentazione fatta da Meriggi delle diverse componenti dei ceti popolari, dove l'accentuata proletarizzazione, intesa nel suo primo significato di pjupe-rismo diffuso, rimanda alla rescissione delle strutture solidaristiche proprie alla società feudale, piuttosto ohe a rivoluzionarie innovazioni industriali. L'incidenza del trend economico ha modo semmai di operare in maniera più pregnante in ambito rurale, dove la trasformazione dei patti agrari, conseguente all'integrale adozione da parte della grande possidenza della logica del profitto, può essere letta come indice di avanza­mento del capitalismo agrario. Eppure, le caratteristiche salienti della società lombardo-veneta l'apertura di brecce di mobilità sociale (sia in senso ascensionale sia in senso discensionale), come conseguenza dei mutamenti giuridici ed istituzionali sviluppatisi tra settecentesca età delle riforme e periodo napoleonico; il generale senso di disgre­gazione di un insieme sociale le cui campagne si stavano radicalmente rinnovando (soprattutto in Lombardia) attraverso un'affermazione di rapporti di produzione capitalistici che privavano il mondo rurale dei suoi tradizionali valori "sentimentali" e patriarcali, e la cui fitta rete di città vedeva professionalizzarsi e marginalizzarsi ad un tempo le proprie crescenti strutture demografiche (p. 212) tratteggiano un quadro di transizione nel suo significato più genuino, non consapevolmente teso verso traguardi prefissati.
Dei molti soggetti della mobile società lombardo-veneta nessuno si prestò ad essere il ceto locale di consenso al potere austriaco: ma non per affermare astrattamente un principio di individualità nazionale. In realtà, quel potere era strutturalmente incapace di farsi carico in maniera compiuta delle contrastanti esigenze espresse dalla società. Teso ad omologare le aristocrazie cittadine alla nobiltà imperiale, con effetti sul piano del prestigio a dir poco penalizzanti, impossibilitato, per le caratteristiche specifiche delle proprie strutture amministrative e per le tendenze stesse di sviluppo della società, ad assorbire la domanda di occupazione proveniente dai ceti intellettuali, il distacco da ciò che i contemporanei già chiamavano germanizzazione maturava quindi da un'ecces­siva apatia.
All'interno di questo vuoto di potere è da collocarsi l'attivismo espresso in parti­colare dalla società lombarda nelle sue svariate forme associative e aggregative. Sono queste forse le pagine più interessanti del volume, dove Meriggi con un'analisi altamente innovativa rintraccia 11 lento costituirsi di una nuova dimensione della vita pubblica, e dove pubblico equivale ad un inedito livello di istituzionalizzazione della società che fa a meno dell 'identificazione con le istituzioni della tradizione ce tu ale o con l'intervento governativo, pur senza esserne apertamente configgente. Accademie, società di istruzione, giornali tecnici e scientìfici, istituzioni educative: tale fu l'anomalo spazio politico che la società civile (particolarmente lombarda) seppe costruirsi autonomamente negli spazi di potere offerti, Non si capirebbe infatti il repentino allargamento delle prospettive scientifiche di un Romagnosi senza questa ricostruzione; e non si capirebbe in specie il perché questo impegnato intellettuale éeM establishment napoleonico a partire dagli anni '30 e proprio in questo decennio Meriggi ha individuato un crinale nella