Rassegna storica del Risorgimento
TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
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1989
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Libri e periodici
stabilizzazione dei precari equilibri della società lombarda si appunti a delineare come giuridicamente autofondata la capacità organizzativa della società civile, relegando ai margini della propria riflessione i temi dell'organizzazione dello Stato, fino ad allora prevalenti. Che cosa esprimeva infatti Romagnosi se non il tentativo di riversare le energie dei ceti intellettuali nella guida dell'effervescente società civile, egemonizzando col proprio magistero soprattutto l'attività sociale dell'aristocrazia?
Ma, alla stregua di tanti altri generosi progetti del grande riformatore, anche questo risultò politicamente inadeguato, perché valse a perpetuare, solo ottimizzandolo, il modello socio-economico prevalente; Come ricorda Meriggi, delineando i temi e i risultati prodotti dalle nuove articolazioni della società civile, la ricchezza aggregativa coprì innanzi tutto il consolidamento dell'egemonia dei ceti dirigenti tradizionali. Con risultati, poi, determinanti nelle giornate rivoluzionarie del 1848, quando i ceti borghesi sperimentarono concretamente la propria debolezza politica. Fu questo inoltre l'evento terminale dell'intera vicenda, rispetto al quale il decennio neoassolutistico con le proprie bardature militari non innovò i termini dei rapporti governo-società, e valse unicamente a soffocare gli spazi associativi faticosamente costruiti dalla società civile.
In questo contesto, è chiaro, le vicende cospirative e di aperta opposizione al regime, culminante nell'unificazione nazionale, pur vivacemente analizzate all'interno del volume, rappresentano un epifenomeno di disagi che hanno altrove la loro giustificazione. Nessuno però, ritengo, potrà dolersi di questa realistica analisi regionale, che pone in subordine temi eccessivamente cari alla storiografia. Al contrario, in un momento di eclissi dei valori unitari e di rinnovate tendenze centrifughe, essa fa riflettere proficuamente sulle radici storiche della loro mancata estinzione.
FRANCESCA SOFIA
DAVID G. LOROMER, Merchants and Reform in Livorno. 1814-1868; Berkeley-Los Angeles-London, University of California Press, 1987, in 8, pp. 389. S.p.
Il LoRomer, associate professor di storia presso la Michigan State University, in questo volume traccia sostanzialmente un profilo dei rapporti intercorrenti a Livorno fra l'elite commerciale e la classe lavoratrice nel periodo che va dalla Restaurazione all'abolizione del porto franco {la sua attenzione si concentra sulla categoria dei facchini che era quella più forte ed organizzata, stante il ruolo primario da essa svolto nelle attività economiche, quasi tutte collegate ai traffici del porto). L'autore inizia con un quadro della situazione economica e sociale e ne deduce che, almeno fino al 1848, il commercio di deposito e di transito continua, pur con qualche segno di crisi, a predominare di gran lunga sulla piazza di Livorno (notevolissimo era il peso del commercio granario). Proprio i segni della crisi incipiente e la paura di torbidi, collegabili nella consapevolezza dei contemporanei a tale eventualità e soprattutto alla diffusione delle idee socialistiche o comunque eversive dell'ordine esistente, inducono l'elite mercantile a promuovere su scala cittadina una serie di riforme economiche, istituzionali e sociali difette a favorire lo sviluppo e a garantire l'ordine sociale, in quanto venivano incontro almeno parzialmente alle richieste e ai bisogni dei lavoratori: revisione delle tariffe portuali, nuova regolamentazione dell'attività dei mezzani e di quella dei facchini, potenziamento della marina mercantile toscana, istituzione di una banca di sconto, miglioramento della pubblica istruzione, sostegno alla costruzione della linea ferroviaria Firenze-Livorno. Tale riformismo paternalistico e la parziale consonanza d'Interessi favorì la pace all'interno della compagine sociale livornese fino