Rassegna storica del Risorgimento
TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
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1989
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Libri e periodici
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al 1848-1849. Durante i mesi rivoluzionari la situazione sfuggì di mano ai liberali moderati, fautori del liberismo, e affiorano gli elementi più radicali che guidarono l'azione dei ceti popolari in una direzione che ai ricchi commercianti ed in genere ai ceti più abbienti sembrò minacciosa per i propri interessi. Questo shock fece sì che fra il '49 e il '59 cessasse lo slancio riformatore e che i borghesi moderati si schierassero dalla parte della legge e dell'ordine. L'autore si sofferma pure sull'atteggiamento dei commercianti livornesi di fronte all'unificazione dell'Italia e all'abolizione del porto franco. Nel primo caso conclude che il favore per l'unità fu assai tiepido a causa dei pericoli che tale eventualità faceva intrawedere ai danni della prosperità labronica. Circa l'abolizione del porto franco, le incertezze e le divisioni esistenti all'interno del-Y élite mercantile impedirono che la città approfittasse delle opportunità che, pur non copiose, indiscutibilmente le si aprivano nell'Italia unita (a cominciare dagli aiuti finanziari del governo). Se un appunto si deve fare al LoRomer, è che avrebbe potuto indagare più a fondo sull'azione dei grandi finanzieri come Bastogi e Rodocanachi. Gli anni da lui esaminati sono quelli in cui costoro giocarono un ruolo essenziale nella vita del Granducato e dell'Italia unita e, verosimilmente, finirono per condizionare le scelte essenziali per lo sviluppo economico di Livorno. Mi sia concessa un'ultima osservazione, diretta ai lettori italiani. Si tenga sempre presente che l'autore scrìve per il pubblico americano, per lo più digiuno di storia e di storiografia italiana. In questa prospettiva trovano la loro collocazione le sintesi del pensiero di Croce e di Gramsci sul Risorgimento ed i profili biografici (riportati in appendice) di personaggi come il Guerrazzi, di cui in Italia è facilissimo reperire biografie più o meno esaurienti.
CARLO MANGIO
ANGELO TAMBORRA, Ljudevit Vulicevió fra Slavia e Italia', Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1986, in 8, pp. 170. L. 20.000.
Il libro che Angelo Tamborra ha dato recentemente alle stampe, giunge come una piacevole sorpresa. Esso infatti è dedicato a Ljudevit Vulicevic, personaggio ben noto ai ricercatori delle relazioni tra i patriotti del Risorgimento e quelli delle emergenti nazionalità balcaniche, ma che, tuttavia, era rimasto finora relegato in secondo piano, senza avere una sua fisionomia precisa e definita. Del resto di lui anche l'Enciclopedia jugoslava sa dir ben poco, e quel poco sembra attinto ad una fonte sola: l'articolo di V. Stajié che venne pubblicato nel 1909 a mo' di introduzione alle opere di Vulicevic, sette anni prima della sua scomparsa.
Il Tamborra è riuscito invece, con la tenacia che distingue lo storico di razza, a comporre attraverso una ricerca minuziosa negli archivi di mezza Italia e sulla base di materiale bibliografico talvolta di difficile reperimento, un ritratto a tutto tondo di questo singolare personaggio che non è esagerato definire uomo di frontiera . Non solo in senso etnico, essendo egli nato nel 1839 in una Dalmazia ancora fortemente segnata dal retaggio veneto, ma anche per la formazione intellettuale e per la sua complessa metamorfosi spirituale. Egli era di origine serba, ma di religione cattolica, fu a lungo padre francescano e missionario in Albania ed in Egitto, più tardi sacerdote regolare nel Friuli, poi ancora maestro e pubblicista a Trieste ed infine pastore della Chiesa valdese in Italia settentrionale e meridionale. Si tratta, come si vede, di un uomo tormentato, costantemente in fuga dinnanzi a se stesso, impegnato nella ricerca di un punto fermo, su cui poggiare la sua vicenda esistenziale.
Angelo Tamborra segue con passione il vagabondare di questo Dalmata errante e