Rassegna storica del Risorgimento
TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
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1989
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387
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Libri e periodici
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dei tre saggi inediti inseriti nel volume. La Società dell'Emigrazione Italiana in. Torino , organismo creato dagli esuli per sopperire alle necessità dei più bisognosi, di cui Fabretti sarà presidente dal 1858 al '60, costituisce il trait d'union tra l'articolo dedicato a Niccolò Tommaseo, membro autorevole della Società, e quello a Luigi Mercantini, del quale Furiozzi pubblica alcune lettere indirizzate appunto al Fabretti. Di un altro repubblicano, studioso di sociologia criminale, vicino a Turati e ad altri socialisti, Napoleone Colajanni, Furiozzi si occupa in due scritti, analizzandone il pensiero e l'impegno politico, quindi l'atteggiamento verso la rivoluzione russa del 1905, espresso attraverso la Rivista popolare di politica della quale fu direttore.
Nella sua opera di studioso Furiozzi ha rivolto grande attenzione alla fortuna del movimento sindacalista rivoluzionario in Italia. In questo volume egli torna a parlare di George Sorel e della risonanza che il suo pensiero ebbe nel nostro paese, senza per altro dimenticare l'opposizione che molti nella sinistra mossero ai sindacalisti nell'intento di isolarli. È il caso di Ivanoe Bonomi e de L'Azione socialista, il periodico che egli fondò nel 1905 e che Furiozzi analizza criticamente; così come procede, in un altro scritto, alla lettura del saggio di Filippo Corridoni Sindacalismo e Repubblica, scritto in carcere nel 1915 per indicare la necessità di una attenta revisione della dottrina e dell'azione sindacalista.
Completano il volume un breve profilo di Giuseppe Garibaldi e due lavori, uno dedicato a Pietro di Santa Rosa, liberale e cattolico, destinato a sperimentare i limiti di questo difficile binomio; l'altro, inedito, al faticoso avvio della vita politica dopo la presa di Roma, ai problemi del paese e all'inadeguatezza delle soluzioni adottate.
Degno di particolare attenzione è il saggio inedito che chiude e dà il titolo al volume. Furiozzi pone a confronto la visione mazziniana della politica estera con quella di Leonida Bissolati, che egli ritiene per questo aspetto suo legittimo erede e continuatore. Mazzini vide ned processo di unificazione nazionale italiano un riferimento per tutti i popoli oppressi, la sollevazione dei quali avrebbe coinciso con la creazione di un nuovo -assetto europeo, fondato sulle nazionalità indipendenti e sulla loro fraternità. Egli intese ricondurre l'Italia all'Europa per segnare la fine degli antichi equilibri e l'inizio di una nuova era. Alla vigilia della I guerra mondiale, Bissolati capì che i tempi erano maturi in questo senso, ohe l'Italia non poteva rimanere spettatrice e che anzi doveva impegnarsi per favorire soluzioni democratiche che tenessero presente il diritto dei popoli all'autodecisione. Lo stabilirsi di una pace duratura, che la maggiore influenza delle potenze democratiche avrebbe garantito, costituiva a suo giudizio la premessa ineliminabile per una trasformazione politica e sociale del paese e lo stesso movimento socialista avrebbe tratto beneficio dall'inserimento in un più generale processo di rinnovamento dei popoli europei, che la guerra sembrava rendere possibile. Profeta non ascoltato durante il conflitto, le sue intuizioni si riveleranno di gran lunga più lungimiranti delia gretta impostazione nazionalistica data alia politica estera italiana dal ministro Sonnino.
ANTONELLA BURATTA
Vincenzo e Luigi Pianciani ed il loro tempo, a cura di ROMANO UGOLINI; Spoleto, Cassa di Risparmio, 1988, in 8, pp. 107. S.p.
Questo volume raccoglie gli atti del Convegno organizzato a Spoleto nel settembre 1986 nel centocinquantesimo anniversario della fondazione della locale Cassa di Risparmio ad opera di Luigi Pianciani, mentre il padre Vincenzo fondò quella di Roma. Alla figura di quest'ultimo e dedicalo il contributo di Alberto Grohmann, il quale ne