Rassegna storica del Risorgimento
TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
anno
<
1989
>
pagina
<
394
>
394
Libri e periodici
rappresentano le tappe fondamentali delle relazioni con la Confederazione, tra il XVI e la metà del XIX secolo.
Negli anni intercorsi tra la proclamazione del Regno e ila prima guerra mondiale, la ricca trattatistica prodotta da acuti osservatori del Regio Esercito, bene evidenzia la preoccupazione della gerarchia militare italiana consapevole che solo l'effettiva neutralità svizzera poteva salvaguardare il difficile confine tra i territori svizzeri e italiani.
L'eventuale violazione del territorio elvetico da parte dei suoi potenti vicini e un possibile mutamento degli orientamenti diplomatici di Berna, di fronte all'evolversi del gioco delle alleanze europee alla fine del secolo scorso, è stato alla base dell'elaborazione dei nostri piani militari. Quindi, le nostre scelte difensive ed offensive nascono dalle situazioni contingenti e si adeguano all'evolversi della diplomazia continentale, cui l'Italia partecipa quale soggetto attivo, attraverso le tappe fondamentali della propria politica estera: l'alleanza con la Prussia, la Triplice, l'Intesa e, nel primo dopoguerra, gli accordi con la Germania hitleriana.
Così, perdurando uno stato di tensione con la vicina Francia, le cure dello Stato Maggiore sono concentrate nella predisposizione di opere di natura difensiva lungo il confine centrale, con particolare attenzione al settore del Sempione e del San Gottardo, nel timore di eventuali passaggi di truppe francesi attraverso il territorio elvetico.
Successivamente, nell'eventualità di .una guerra a fianco di Berlino contro la III Repubblica, sono studiati piani operativi di violazione del territorio svizzero, per effettuare il congiungimento delle truppe regie con le armate tedesche nella Germania sud-occidentale, in vista di operazioni comuni nel settore alsaziano-lorenese. Nel medesimo scenario di guerra è ventilata pure l'ipotesi di nostre offensive lungo il Vallese, con l'obiettivo di raggiungere le valli del Rodano e della Saòne, con un'ampia manovra di aggiramento delle difese francesi lungo le Alpi.
La divulgazione, talvolta tendenziosa dei suddetti piani di violazione della neutralità svizzera, che dovevano invece restare segreti, e il sospetto perdurante in una parte dell'opinione pubblica elvetica circa presunte nostre mire territoriali nei confronti del Canton Ticino, alimentano una diffusa animosità svizzera nei confronti dell'Italia. Per esempio, la breve durata della rottura delle relazioni diplomatiche a seguito dell'affare Silvestrelli, è il chiaro segno del clima di incomprensione e di diffidenza su cui sono fondati i rapporti tra i due Stati, per cui è ferma volontà della Confederazione difendere la propria neutralità nei confronti dell'Italia con tutti i mezzi a disposizione, non esclusi quelli militari di cui essa si serve ampiamente, senza le preoccupazioni di ordine finanziario così assillanti, al contrario, per i nostri governanti.
Negli anni precedenti la prima guerra mondiale, i rapporti con la Confederazione sono sempre condizionati da sospetti, malumori e ombre che nemmeno l'abbandono del progettato piano di transito attraverso il territorio svizzero delle truppe regie, riesce a migliorare. Al contrario, le scelte di Berna per dare alla Confederazione un nuovo e più efficace ordinamento militare e il passaggio da una neutralità prettamente difensiva a una strategia offensiva contro il territorio lombardo, rappresentano per l'Italia una fonte ulteriore di preoccupazione. A ciò si aggiungano le voci, difficilmente controllabili, di intese tra i comandi austriaco e svizzero per concordare azioni militari di quest'ultimo a danno dell'Italia, nell'eventualità di un conflitto tra le due potenze della Triplice. Così meglio si comprende Io stato di malessere esistente nei rapporti tra i due Stati e l'apprensione del nostro Stato Maggiore per l'incognita svizzera.
Alberto Rovighi, in modo chiaro e netto, respinge le accuse sostenute ancora oggi da certa storiografia svizzera, circa la persistenza di una nostra volontà aggressiva a danno della Confederazione, perché, sottolinea l'autore, i nostri responsabili militari sono ben consapevoli della necessità di mantenere invariato il sistema delle alleanze, l'unico capace di assicurarci la sicurezza, evitando, così, di spingere la Svizzera nelle braccia dei nostri potenziali nemici. Tanto più che considerazioni di carattere tecnico-militare, imponevano l'assoluta necessità di garantire, in caso di conflitto con la Francia o con l'Austria, il lungo e diffìcile confine centrale. Solo la neutralità elvetica, con la