Rassegna storica del Risorgimento

TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
anno <1989>   pagina <395>
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Libri e periodici 395
volontà di mantenersi estranea al gioco delle alleanze europee, ci forniva quella garanzia che l'asprezza del terreno e l'inadeguatezza del nostro sistema difensivo non potevano offrire.
La precaria pace europea non sopravvive ai colpi di pistola sparati dal giovane Princip contro l'arciduca Francesco-Ferdinando. L'ultimatum di Vienna alla Serbia, gli infruttuosi sforzi di pace del Foreìgn Office, il rincorrersi delle mobilitazioni austriaca, russa, tedesca, francese e la violazione della neutralità belga, con il conseguente intervento britannico, gettano il continente nel baratro della guerra.
11 1 e il 4 agosto 1914, l'Italia e la Svizzera dichiarano le rispettive neutralità; lo status internazionale svizzero e il rispetto di esso da parte italiana sono oggetto di uno scambio ufficiale di note tra le capitali interessate, Roma e Berna. Il nuovo capo di Stato Maggiore, generale Cadorna, in conseguenza del chiarimento intercorso tra le parti, dispone l'eliminazione del piano militare .precedentemente studiato per la frontiera italo-svizzera, disponendo per la sua difesa solo lo schieramento di un'esigua forza militare. Il Comando italiano, quindi, di fronte alle assicurazioni elvetiche, può tirare un sospiro di sollievo solo in parte turbato dalla tradizionale ostilità di ambienti civili e (militari elvetici, per lo più di ceppo tedesco, tendenzialmente propensi al mondo germanico e diffidenti dell'Italia, per le già ricordate presunte mire annessionistiche sul Canton Ticino. D'altra parte in Italia è viva la preoccupazione per l'eventualità che la Germania violi il territorio elvetico, assalendo alle spalle il nostro schieramento militare impegnato sul fronte orientale, dopo la dichiarazione di guerra all'Austria-Ungheria: preoccupazione condivisa dai Francesi, se è vero che anch'essi approntano dei piani per fronteggiare l'eventualità di un attacco tedesco verso il territorio francese.
Novembre 1918: la guerra si conclude con l'annientamento degli Imperi centrali. Per Usare un'espressione di Cadorna, l'incubo rappresentato dalla Svizzera svanisce con la luce della pace. Per tutta la durata del conflitto, non venne mai meno da parte delle nostre autorità militari, la volontà di rispettare scrupolosamente la neutralità elvetica, secondo le nonne imposte dal diritto internazionale. Tale atteggiamento verso la Svizzera non muterà nemmeno nei terribili anni successivi al conflitto, quando aggressioni ed intolleranze costituiranno la base delle relazioni fra gli Stati, in dispregio di ogni norma e trattato.
La prefazione al volume militare di cui abbiamo discorso porta la firma di Emilia Morelli, la quale spiega i motivi per cui ella ha aderito alla richiesta dell'Ufficio storico dell'Esercito: uno scientifico e l'altro personale, senza trascurare il fatto che il testo di Alberto Rovighi contribuisce all'acquisizione di nuove conoscenze sul ruolo e sulla posizione della Svizzera, da molti, a torto, trascurati o poco conosciuti.
ALESSANDRO MANCINI BARBIERI
GIAN BIAGIO FURIOZZI, Ariodante Fabretti tra Mazzini e Garibaldi; Perugia, Benucci Editore, 1989, in 8, pp. 93. L. 20.000.
Si tratta di un rapido profilo biografico del patriota perugino Ariodante Fabretti, un mazziniano vissuto per molti armi anche a Torino, dapprima esule e poi docente di archeologia presso la ilocale Università. Iscrittosi prima alla Giovine Italia e poi alla Massoneria, il Fabretti fu deputato alla Costituente Romana, nella quale ricoprì la funzione di Segretario e in questa qualità ebbe ropportunità di apporre la propria (firma al primo atto della Repubblica, con cui si proclamava la decadenza del potere temporale del papa. Corrispondente e amico di Giuseppe Mazzini, nonché fervente ammiratore di Garibaldi, del quale terrà una toccante commemorazione nel 1882, Fabretti fu costretto all'esilio dapprima a Firenze e poi a Torino. Qui ricopri la carica di presidente della Società dell'Emigrazione italiana, una associazione di mutuo soccorso per gli esuli politici bisognosi che fu fondata nel 1851. Fu poi nominato direttore del