Rassegna storica del Risorgimento

TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
anno <1989>   pagina <397>
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Libri è periodici 397
vecchiaia. Manifesta sin dal 1848 e, soprattutto, nella concitata questione militare della Repubblica Romana, è frattura resa irreversibile nelle stagioni intercorse da innumerevoli episodi. Il reciproco brindisi di Londra del 1864 fu una circostanza isolata e non del tutto sincera.
La lunga risposta apologetica di Garibaldi del 21 ottobre 1871 all'aspra lettera aperta di Petroni a Quirico Filopanti, che lo chiamava in causa, pubblicata sulla Roma del Popolo in un clima di violente polemiche scatenate dall'Internazionale, è, forse, lo sfogo più inarrestabile ch'egli, uomo di cuore , come lo definì Pallavicino, tradizionalmente fedele ad un nobile riserbo sull'argomento, lasciò erompere al di fuori della sua sfera privata. Mazzini ed io siamo vecchi; afferma alla fine della veemente replica, con tono inequi­vocabile dì conciliazione tra me e lui non se ne parli: le infallibilità muoiono, ma non si piegano (p. 115). Questo è anche il documento di maggiore rilievo tra le brevi carte garibaldine. : l>
Il volume, dunque, può essere interessante per più versi, e illustrativo, a tratti, delle ultime tensioni che animarono i due uomini. Curato da Giulio Petroni, pronipote di Giuseppe Petroni, e da Anna M. Isastia, autrice dell'ampia ed esauriente introduzione, è preceduto da una nostalgicc-rievocativa prefazione di Giovanni Spadolini, nella quale sono ricordati Mario Pannunzio, Panfilo Gentile ed Ennio Flaiano e gli esordi dell'indagine storica sul movimento repubblicano intorno al 1870, di cui restano costante punto di riferimento gli studi di Nello Rosselli.
FABIO STASSI
GIOVANNI PIONATI, Roma 1884. Storia di Don Guglielmo De Cesare; Napoli, Guida, 1988, in 8, pp. 141. L. 25.000.
Il volume che Giovanni Pionati ha dedicato alla figura dell'abate De Cesare costituisce un esempio ammirevole del fare storia. Rigorosamente documentato, lucida­mente ricostruito e felicemente narrato, il dramma di un uomo (e con esso dì una società e di un'epoca) si dispiega nelle pagine di Pionati in maniera limpida e piana, sempre interessante, spesso avvincente. Di talché l'agile volume, costruito con consumata sagacia narrativa, desta e tiene viva l'attenzione del lettore dalla prima all'ultima pagina, senza mai far registrare appesantimenti o cadute di tensione. E questo senza necessità alcuna di ricorrere ad invenzioni ed a colpi di scena ad effetto, come troppe volte avviene nella cosiddetta storia romanzata. Si conferma così, ancora una volta, la superiorità del reale rispetto al fantastico, del fatto storico sull'invenzione romanzesca. Pionati, del resto, è troppo preso dal sottile e struggente fascino di ripercorrere le vite, uniche ed irripetibili, di coloro che ci hanno preceduto in questo mondo, lo hanno calcato, vi hanno impresso la propria impronta, ma alla fine sono scomparsi come ombre, per poter indulgere alla fantasia. Egli, al contrario, è tutto teso ad afferrare i suoi personaggi, a trarli dal limbo delle ombre, a dar loro identità storica e corposità reale, naturalmente reintcrpretandoli attraverso la sua sensibilità di narratore e di uomo del proprio tempo.
E vi pòi; nel volume, la ricostruzione attenta e scrupolosa, e direi quasi amorosa, dell'ambiente e dello sfondo storico, popolato di personaggi maggiori e minori, noti e meno noti, spesso appena accennati ma tutti compartecipi di quel grande dramma corale che fu la fine di un regno . E a questo proposito la mente corre a quel piccolo gioiello storico e letterario che è Une ténébreuse affaire di Balzac, che narra il misterioso sequestro, nel settembre 1800, del senatore Dominique Clément de Ris, rapito da una banda di chuans nel suo castello di Bcauvais, presso Tours. Gli storici discutono ancora sui reali moventi del rapimento e sul coinvolgimento della polizia segreta di Fouché nell'affaire, cosa di cui Balzac era certo. Senza dubbio, tuttavia, chi vorrà cogliere l'atmosfera della Francia all'indomani del 18 brumaio, ancora sospesa tra incertezza e speranza, tra gli orrori della guerra civile ed i primi passi della