Rassegna storica del Risorgimento

TORINO STORIA SOCIALE 1814-1848
anno <1989>   pagina <403>
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Libri e periodici
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Prima sigarette e i cosiddetti generi coloniali , affidati alle gerle degli spalloni , ultimamente, e in modi più sofisticati, valuta, sporca o pulita . Ma che sì contrabbandassero esseri umani, non esuli politici ricercati dalla polizia asburgica o fascista, bensì teneri infanti da esporre alla ruota del brefotrofio di Como si stenta a credere, eppure il crescente peso dei trovatelli presumibilmente svizzeri, generalmente del canton Ticino, costituiva una delle piaghe del brefotrofio 1 ariano. Sarà molto negli anni settanta del XIX secolo che il fenomeno scomparirà, in concomitanza di dure del Canton Ticino, costituiva una delle piaghe del brefotrofio lariano. Sarà solo negli anni settanta del XIX secolo che il fenomeno scomparirà, in concomitanza di dure leggi federali sugli esposti che obbligarono le autorità cantonali ad assumersi il problema senza scaricarlo sullo Stato confinante come avevano fatto fino ad allora.
Questa è una delle curiosità òhe spiccano nel volume di Stefano Lepre sulle Opere Pie, volume che non ha la pretesa di essere una storia di questi enti nel periodo dello Stato liberale, ma più semplicemente un'occasione di riflessione in una prospettiva storiografica, a metà fra la ricerca istituzionale e quella sociale {p. 13). Il lavoro risulta in realtà composto di tre parti, la prima delle quali dedicata al manicomio di Roma, owerossia il Santa Maria della Pietà come esempio di vita manicomiale colta nel passaggio di una opera pia sotto l'amministrazione provinciale. Sorto nel 1548 in Piazza Colonna fu spostato alla Lungara nel 1725 e da qui, grazie all'interessamento di Pio IX, potè cominciare lo spostamento verso il Gianicolo, ancora in corso quando sopraggiunse Porta Pia e la caduta del potere temporale. Lepre sottolinea tutti i travagli dell'istituto, non solo burocratici, ma anche per l'evolversi delle dottrine alleniste, fino al passaggio nel 1921 sotto l'amministrazione provinciale e al trasferimento totale delle strutture a Monte Mario, giacché se nella città cattolica per eccellenza degù' infelici potevano stare in pieno centro urbano (Piazza Colonna), nella Roma liberty e liberale si accentua la loro marginalizzazione.
Chiave di tutto il volume è il saggio centrale che studia i risultati dell'inchiesta della commissione parlamentare messa in moto nel 1880 e denominata dal suo presidente Cesare Correnti, che troverà infine di suo logico sbócco nella Legge Crispi sulle Opere Pie. Sebbene queste agli occhi dei progressisti figurassero come un residuo del passato, ci si sorprende nel constatare come il censimento del 1861 fornisse un numero minore di istituti rispetto al censimento della Correnti . L'autore analizza i dati risultanti dalle due operazioni, dai quali apprendiamo che erano più diffuse al Nord che non al Sud, in città importanti rispetto alle minori, e scarse soprattutto dove c'era più bisogno, nelle campagne meridionali.
L'ultima parte raccoglie sotto un titolo un po' barocco Carità, Stato liberale e poveri. Bambini abbandonati, mendicanti minacciami e ragazze sempre in fiore, miracolo di purezza una silloge di ricerche fra le quali abbiamo citato in apertura il caso del contrabbando dei trovatelli. Nell'Archivio centrale dello Stato il fondo delle Opere Pie offre per il periodo 1861-73 una vasta messe di documenti e Lepre ha estrapolato vari statuti di questi enti dai quali risultano le forme e gli indirizzi della beneficenza italiana subito dopo l'unità, dai brefotrofi agli ospizi, alle souole per minorati (ciechi e sordomuti) agli orfanotrofi maschili e femminili, agli asili infantili dove si fa luce l'influsso aportiano. Convivono quindi i frutti della religiosità controriformistica, le confraternite laicali spesso con funzioni prevalentemente liturgiche con gli istituti prodotti dalla beneficenza laica e positivista. Particolare interesse è dedicato all'anomalo caso di Roma, con la concentrazione del più ingente patrimonio complessivo per beneficenza del Regno, Leone XII aveva centralizzato le competenze di controllo in quella Com­missione dei Sussidi del 1826 che alla vigilia di Porta Pia assisteva direttamente o indirettamente più di un quarto degli abitanti dell'Urbe. Un simile istituto sarà sop­piantato dalla locale Congregazione di carità, pur mantenendo una sempre elevata offerta (rispetto alla media dello Stato) verso d cittadini poveri della capitale. Conclude il volume, che ben sì inserisce nel filone degli studi sul pauperismo aperto dai lavori di Brian Pullan e Stuart J. Woolf, una ricca e dettagliata appendice documentaria.
FLORIANO BOCCINI