Rassegna storica del Risorgimento
COSTITUZIONI STATI UNITI D'AMERICA 1787; DEMOCRATICI ITALIA SEC
anno
<
1989
>
pagina
<
432
>
432
Emilia Morelli
In tutti gli scritti anteriori al 1969, si trova indicato, accanto a quello di Angeloni, il nome di Francesco Saverio Salfi, come fautore della soluzione federale statunitense per l'Italia.
Salfì deve la sua fama più alla letteratura che alla politica. Nato a Cosenza, in Calabria, e avviato al sacerdozio, conosce a fondo il pensiero illuministico che impregna di sé tutta la cultura meridionale dell'epoca. Si occupa inizialmente di problemi sociali nello spirito del riformismo dei sovrani, ma in seguito abbraccia decisamente il giacobinismo ed è costretto all'esilio nella Lombardia francese. Ritornerà a Napoli nel 1799, a servire la repubblica. Poi il nuovo soggiorno a Milano, dove si darà all'insegnamento, avendo fra i suoi allievi Federico Confalonieri. La caduta del regime napoleonico lo porta a Parigi, dove frequenta gli altri fuorusciti italiani.
Lo scritto di cui ci occupiamo è L'Italie au dixneuvième siede ou de la necessità d'accorder en Italie le pouvoir avec la liberté, pubblicato a Parigi nel 1821. Dicevamo che sembra proprio che nessuno l'abbia letto prima del 1969, quando fu ristampato da Armando Saitta.8) L'opuscolo è scritto quando la rivoluzione napoletana del 1820 sembrava trionfare, prima dell'intervento austriaco che la soffocò.
Salfì parte da lontano. Riconosce il valore determinante della rivoluzione americana nel passaggio, in Europa, dalla teoria alla pratica, dal sogno degli intellettuali alla realtà della Bastiglia. Seguita, quindi, esaminando lo stato dell'Europa e, soprattutto, dell'Italia all'indomani della caduta di Napoleone. I sogni di libertà sembrano infranti; il pensiero iUuministico, sul quale si sofferma a lungo, soffocato. Così non è, risponde Salfi, perché quelle idee sono rimaste vive nelle società segrete. Seguita parlando poi del Regno di Napoli, della Sicilia, del Lombardo-Veneto, di Genova, della Toscana, dello Stato pontificio per arrivare alla conclusione che l'aspirazione maggiore dei popoli è l'ottenere una costituzione e, quindi, un governo liberale. In questa situazione è impossibile e dannoso soffocare il movimento con le armi; meglio assecondarlo. Lo scopo della costituzione che proponiamo scrive il Salfi è la conservazione delle dinastie e dei sovrani attuali, assieme ai più grandi miglioramenti possibili della nazione italiana. Il suo progetto di federazione deve difendere, soprattutto, l'indipendenza della penisola.
Come si sia potuto pensare che Salfi abbia evocato l'esempio degli Stati Uniti non so proprio; forse le sue conclusioni erano talmente originali da apparire impossibili. Eccole: Non si può fare uno Stato federale sull'esempio della Svizzera, la ex Repubblica d'Olanda o gli Stati
7) Sul Salfi La letteratura italiana. Storia e testi, voi. 44, tomo IV: Dal Muratori al Cesarotti. Crìtici e storici della poesia e delle arti nel secondo Settecento, a cura di EMILIO BIGI, Milano-Napoli, Ricciardi, 1960, pp. 925-1028, dove è elencata tutta la bibliografia.
8) ARMANDO SAITTA, Per leggere a monte: L'Italie ecc., In Critica Storica 1969, pp. 282-342.