Rassegna storica del Risorgimento

COSTITUZIONI STATI UNITI D'AMERICA 1787; DEMOCRATICI ITALIA SEC
anno <1989>   pagina <436>
immagine non disponibile

436
Emilia Morelli
i princìpi fondamentali comuni ad ogni Stato. Ha grande rispetto per le istituzioni confederate, ma non ritiene che esse possano essere applicabili all'Italia. Gli argomenti sono molto simili a quelli di Buonarroti, ma espressi con altro linguaggio. Due sono i difetti di qualsiasi sistema federale: debolezza al di fuori ed aristocrazia inevitabile presto o tardi al di dentro. La prima è da escludere in America recinta com'è dal­l'Oceano e secura a un dipresso dagli assalti stranieri. Quanto all'ari­stocrazia terriera, per ora non c'è, perché ha bisogno di tempo lungo per manifestarsi evidente ed ostile alla libertà. Sono solo due le gene­razioni che si sono succedute dall'indipendenza in poi; esse non bastano a fondare un'aristocrazia in un popolo giovane, non guasto da corruttele, lontano dai raggiri d'aristocrazie e tirannidi confinanti e sorto di mezzo ad una lunga e popolare rivoluzione.
Come si può confrontare si domanda Mazzini una superficie di 1.570.000 miglia quadrate ad una di 95.000 al più? una immensa estensione che comprende quasi un intero continente re dell'Oceano, e la penisola mediterranea italiana?
Fin qui il ragionamento di Mazzini non è nuovo. Lo sono, invece, le successive argomentazioni che riguardano il come è stata costituita la confederazione. E si domanda: la scelta del reggimento federativo fu scelta libera o voluta da prepotenza delle cose? . La risposta è in favore della seconda ipotesi. Le colonie che li compongono, sorsero successivamente, a tempi diversi, per emigrazioni determinate da varie cagioni. Differirono di credenze religiose. Differirono di governo. Fu pro­prio la dominazione inglese a provocare queste differenze.
Se Rhode-Island si regge tuttavia colla costituzione accordatale da Carlo II, Connecticut non la mutò che pochi anni addietro, nel 1818. Ma per l'altre fu questione di libertà interna ed esterna ad un tempo.
Il suo unitarismo, che definirei patologico, gli fa presagire l'impos­sibilità per la confederazione di durare nel tempo. Perché? Alle oppo­sizioni derivate dai climi, dalle condizioni del suolo, dalle abitudini, si aggiunsero le importantissime delle origini e delle interne risorse. Ma sono soprattutto le differenze fra Nord e Sud quelle che si faranno sentire, drammaticamente. La popolazione degli Stati del Nord è som­ministrata nella più grande parte dall'Inghilterra; quella degli Stati meri­dionali dai nativi della contrada, discendenti dei primi coloni. Le pianta­gioni del Sud vivono dell'opera degli schiavi; le opinioni religiose tendono invece all'emancipazione del Nord, e vietano gli schiavi alla Nuova Inghil­terra. Le divergenze sono rimaste anche dopo la proclamazione del­l'indipendenza. A riprova Mazzini asserisce che fu forza piegare davanti alle rivalità degli Stati edificando per le sedute del Congresso una città neutra; riporta poi il principio proclamato dalla Carolina del Sud: la sovranità popolare genera in ogni Stato confederato il diritto di rinunciare ai benefici ed ai carichi dell'associazione, e ritrarsene, quando il proprio vantaggio lo imponga.
Quando ristampa questo scritto, Mazzini aggiunge orgogliosamente una nota: sì riproduce in quest'anno 1861 ; aggiunge la nota a questo com-