Rassegna storica del Risorgimento

RIFORMISMO GRANDUCATO DI TOSCANA; RIVOLUZIONE FRANCESE; STORIOG
anno <1989>   pagina <446>
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Romano Ugolini
produzione storiografica, ancora poco propensa a legare una approfondita analisi settoriale ad un tentativo di sintesi che faccia emergere consonanze e dissonanze nelle varie realtà italiane. Eppure la Rivoluzione in Francia, venendo a costituire per tutta la Penisola un polo unitario ed obbligato con il quale confrontarsi, dà inizio ad un processo di riordino, nel pensiero politico ed economico dell'ultimo decennio del Settecento, tale da con­sentire l'abbattimento di molte differenziazioni, la caduta di modelli ormai superati e considerati utopici, e permettendo quindi una radicale semplifi­cazione, con un conseguente ampliamento a base nazionale delle proble­matiche che il mondo intellettuale aveva da discutere.
Se da Torino venne una precipitosa ed allarmata proposta di abbas­sare le frontiere in vista di una risposta diplomatica e militare al disor­dine francese proposta rimasta pour cause senza esito tale iniziativa fu presa spontaneamente dal mondo intellettuale, teso con febbrili scambi epistolari ad esprimere interrogativi e ad esaminare risposte, conscio di una comune sorprendente ed immediata certezza, e cioè che ben presto gli affari di Francia, come per tutti Pietro Verri annotava, sarebbero stati affari europei, e quindi italiani.
Se, dunque, la Rivoluzione francese ebbe come immediato effetto l'inizio di un accentuato processo di convergenza tra gli intellettuali italiani, processo che potè permettere alcune classificazioni, come quella citata di De Felice, bisogna anche dire che alcuni ostacoli si frapposero, e si frappongono tuttora, ad un esame complessivo degli effetti immediati della Rivoluzione francese nella Penisola; la mancanza di un tale esame è, come dicevamo, una lacuna ancora presente nella nostra storiografia. Il principale ostacolo è certamente la presenza di un modello toscano assurto a simbolo di un illuminato governo riformatore, da contrapporsi alla spinta rivoluzionaria che partiva dalla capitale francese.
Pietro Leopoldo e gli avvenimenti francesi costituiranno due realtà che gli intellettuali toscani sentiranno convergenti, come modelli diversi nati da un'unica necessità impellente, l'adeguamento di società arretrate alle esigenze dei nuovi tempi, del secolo dei lumi; Firenze e Parigi per­correvano due strade diverse per raggiungere lo stesso obiettivo, la moder­nizzazione, e contrapporsi insieme ad un mondo conservatore e reazionario. Sarà il Bonaparte ad indebolire, ma non a spezzare, le ali di questo sentimento di partecipazione ad un comune disegno, e sarà proprio il periodo napoleonico, al suo termine, a consegnare alla Restaurazione una realtà profondamente modificata che durerà, salvo rarissime eccezioni, fino al secondo conflitto mondiale. Firenze e Parigi, unite dal 1789 in un dualismo dialettico, ma tendenzialmente convergente, progressivamente si distaccano runa dall'altra fino a contrapporsi, con il modello riformatore antagonista a quello rivoluzionario. 11 passo successivo fu che il modello toscano assurse a fulcro del modello italiano: il Risorgimento nazionale si poneva come fulgido esempio dei risultati che poteva conseguire il riformismo, in contrasto con la violenza e il sangue che scaturivano dall'idea rivoluzio­naria: Spadolini opportunamente ricorda in un recente numero della Nuova Antologia come per il I Centenario della Rivoluzione francese, nell'aprile 1889, Ruggero Bonghi pubblicasse un inedito significativo di Alessandro